Disney, come nasce una storia. A Palazzo Barberini la mostra sul pioniere dell’animazione

In mostra a Roma l’innovativo approccio creativo allo storytelling di Walt Disney, dai bozzetti preparatori ai famosi lungometraggi

C’era una volta e c’è ancora, per fortuna. Ieri come oggi, Walt Disney rimane un pioniere nell’arte e nell’animazione. Le sue storie senza tempo sono ambientate in luoghi meravigliosi e densi di incanto, capaci di meravigliare il pubblico di ogni età. Certo, narrare storie è ritenuto (a ragione) una vera e propria forma d’arte, ma l’immediatezza tipica dell’approdo artistico cela un incessante lavoro di ricerca creativa, che di prassi ignoto (come è anche giusto che sia) a chi ascolta e vede queste storie ma non lavora dietro le quinte. Tutto questo, e tanto altro, si rivela lungo il percorso espositivo Disney, l’arte di raccontare storie senza tempo, presso Palazzo Barberini a Roma fino al 25 settembre. L’evento è promosso e prodotto da 24 Ore cultura, con la curatela della Walt Disney Animation Research Library e la collaborazione di Federico Fiecconi, storico e critico del fumetto e del cinema di animazione. 

La mostra offre un percorso con più livelli di lettura, raccontando al visitatore i capolavori di Walt Disney e riconducendo gli accadimenti – che ciascuno di noi è abituato a conoscere nella versione disneyana – alle antiche matrici di tradizione epica: sono i miti, le leggende medievali e il folklore, le favole e le fiabe che rappresentano da secoli il patrimonio archetipico narrativo delle differenti culture del mondo. Queste sono anche le sezioni tematiche dell’esposizione, in cui trovano collocazione le storie più note da cui sono stati tratti i film Disney; storie che vengono presentate in chiave narrativa attraverso la mostra dei bozzetti preparatori di ricerca creativa, focalizzati sull’esplorazione di personaggi, ambientazioni e trame. 

Bozzetti che, passo dopo passo nella loro creazione – dunque, parliamo “in origine” – vengono presentati in sequenza; durante le riunioni sulla storia, infatti, spetta allo story artist di quella sequenza dimostrare in che modo potrebbero funzionare nella pellicola. Tali schizzi vengono, non di rado, modificati, sostituiti oppure eliminati pian piano che lo svolgimento della storia cerca il suo iter più naturale. Nel momento in cui gli schizzi vengono approvati e stabiliti, la storia può essere raccontata mediante l’animazione. Puntualizzato che l’innovativo approccio creativo allo storytelling da parte di Walt Disney ha creato alcuni dei film più belli e conosciuti del Ventesimo secolo, “L’arte di raccontare storie senza tempo” presenta al pubblico una carrellata di preziose opere originali provenienti dagli archivi Disney di questi immortali lungometraggi e di altri rilevanti film dei Walt Disney Animation Studios. 

Si spazia da I tre porcellini, datato 1933 («raccontata a ritmo di musica, lanciò la popolarissima canzoncina Who’s afraid of the big bad wolf, che divenne inno motivazionale nel periodo buio della Grande depressione») a La spada nella roccia, uscito trent’anni dopo («nel romanzo erano presenti numerosi elementi che ben si prestavano alla versione animata ed erano saltati subito all’occhio artistico di Walt Disney»). Da Biancaneve e i sette nani del 1937, il primo lungometraggio d’animazione di Walt Disney a La Sirenetta, uscito sul finire degli anni Novanta, nella cui versione Disney la storia non doveva essere un’interpretazione eccessivamente letterale del libro. E ancora, da Cenerentola (uscita nel 1950, la declinazione Disney è fondata sulla versione di Charles Perrault del 1697, con la scarpetta di cristallo e la servizievole fata madrina»), a Robin Hood datato 1973 («stabilì chiaramente che si basava su un libro con la stessa impostazione») a La bella addormentata nel bosco del 1959 («lo sforzo maggiore fu profuso per la figura di Malefica»). E ancora, Hercules e Frozen 2, il segreto di Arendelle, rispettivamente del 1997 e del 2019, solo per citare altri due importanti lavori. Senza dimenticare una chicca come L’eroico ammazzasette (1938), cortometraggio interpretato da Topolino. 

©Disney Enterprises Inc

Tutti in mostra, tutti hanno creato una nuova generazione di artisti e cineasti ad oggi radicalmente ispirati all’eredità di Walt Disney. Perché, è bene ribadirlo, mentre il valore simbolico delle storie nel corso dei decenni è rimasto immutato, sono le tecniche di produzione a essere progredite. E proprio perché il classico sposa il moderno, dal disegno a mano all’animazione digitale, attraverso postazioni interattive e un allestimento che evoca gli scenari dei grandi capolavori dell’animazione Disney è il medesimo percorso di visita a fornire i ferri del mestiere di ogni storyteller. 

Insomma, numeri alla mano, dopo 58 lungometraggi animati nonché centinaia di altre pellicole, lo Studio Disney è sempre in movimento per dare linfa a nuovi mondi fantastici. Che si tratti di opere ispirate a miti, favole, leggende, fiabe o di soggetti originali, poco importa: ciò che conta davvero è che ci sarà in ogni momento storico una nuova storia capace di incantare il pubblico nel linguaggio universale e senza tempo del cinema d’animazione, parlando al cuore, allo stomaco e al cervello di ogni singolo spettatore. C’era una volta, ma ci sarà sempre: il viaggio prosegue.

Info: www.barberinicorsini.org

Articoli correlati