Il nido, gli ultimi giorni di Hitler nel nuovo lavoro di Marco Galli

«Ho evitato qualsiasi narrazione “romanzata”, cercando di attenermi solo ai fatti» Marco Galli punta sull’attinenza storica nel suo nuovo lavoro che racconta la peggiore follia del dittatore tedesco

Tra il 3 e il 7 giugno del 1944, mentre lo sbarco degli alleati in Normandia velocizza – in modo inesorabile – il countdown verso la conclusione del folle sogno del Reich, Adolf Hitler è al sicuro nel “nido dell’aquila”, la residenza rifugio sulla cima del monte Obersalzberg, il Kehlstein. Qui, protetto tra i boschi e le vette delle Alpi Bavaresi, il Führer è attorniato dai gerarchi nazisti Joseph Goebbels e Adolf Eichmann, una vera e propria corte di alti ufficiali e zelanti funzionari giunti fin lassù per ricevere e diramare i suoi diktat sanguinari. Con loro, anche le “fredde” pedine della macchina della propaganda, i medici accondiscendenti che gli somministrano qualsivoglia medicinale o stupefacente, e i pochi affetti: il suo pastore tedesco Blondi e l’amante Eva Braun. Sempre più solo e in preda a deliri di onnipotenza, Hitler assorbe un fallace clima di festa decadente, ma in particolare è vittima, in modo oramai patologico, delle sue paranoie e di allucinazioni dilatate dall’abuso di droghe.

Cinque giorni che rappresentano un (ulteriore) viaggio nell’abisso, un’esplorazione alle radici del male – non parliamo, forse, della più alta incarnazione del tiranno moderno e dell’ideologo fanatico? – che Marco Galli indaga nel suo nuovo, visionario e accurato, graphic novel. Edito da Coconino press, Il nido (brossurato, 168 pagine a colori, 23 euro) è, con ogni probabilità, l’opera più ardua e toccante del fumettista premiato col prestigioso Yellow Kid come autore dell’anno a Lucca Comics 2021. Un’approfondita indagine a fumetti, la sua, «nata dalla visione di un documentario che trattava gli aspetti meno conosciuti del regime hitleriano», precisa. Aggiungendo: «Mi avevano incuriosito alcuni aneddoti sull’uomo, le sue malattie, le nevrosi, forse addirittura il Parkinson, e comunque in quel periodo, Hitler era molto provato fisicamente e mentalmente; oltre alla rivelazione, almeno per me, di particolari quasi comici sull’andamento della guerra, come la questione dello sbarco degli alleati in Normandia e del successo in larga parte dovuto al fatto che nessuno osasse svegliare il Führer, che amava dormire fino a tardi. In tutte ciò ho intravisto un modo inedito di raccontare qualcosa che era già stato declinato in mille modi».

Galli ha lavorato al graphic novel “Il nido” dall’autunno del 2017 alla fine del 2021 («ma con molte pause dovute ad altri lavori da concludere»), spiegando che – a monte – le ricerche condotte sono state fatte nella maniera più didascalica possibile: «Ho evitato qualsiasi narrazione “romanzata”, cercando di attenermi solo ai fatti. È un volume che non vuole essere divulgativo o storico, ma una storia a fumetti, inventata, dentro un contorno di fatti reali». Certo, stiamo parlando di un argomento tanto forte quanto scivoloso, largamente storicizzato. «Ciò nonostante – riprende il fumettista – non mi ha disturbato emotivamente. Tengo a precisare, però, che per me un autore, o un’autrice, deve sapersi tuffare nel nero profondo dell’animo umano, ma come un palombaro, munito di un solido scafandro e senza paura per riemergere pieno di tesori preziosi. Bisogna riuscire a essere “a-morali”, con la “a” come negazione “non”. Significa lasciare il senso morale al lettore, senza imporlo». Quindi Galli conclude: «Ho cercato di introdurre dentro la storia il concetto che aveva sottolineato Hannah Arendt nel saggio “La banalità del male”, cioè che anche il più malvagio degli uomini non ha nulla a che fare con la rassicurante idea di una qualche possessione diabolica. Banalmente, appunto, in circostanze particolari, quasi chiunque – persone spesso mediocri – potrebbe essere “il male” e questo per me è come un allarme da tenere sempre acceso per non franare nel baratro».

Info: www.coconinopress.it