Cambio di rotta, ecco chi è Rima Abdul Malak, la nuova ministra della Cultura Francese

Emmanuele Macron riorganizza la sua squadra di governo e si appresta ad affrontare le nuove sfide del mondo post pandemico in una grave situazione di disorientamento

Il Presidente francese Emmanuel Macron nomina Rima Abdul Malak Ministro della Cultura dopo la sua vittoria elettorale del mese scorso. La guida di questo ministero è ancora oggi uno dei talloni d’Achille di ogni governo che negli ultimi trent’anni ha diretto la stato francese: basti pensare che la carica di Ministero della cultura è stata ricoperta da 15 politici differenti. 

La scommessa è aperta, anche Rima Abdul Malak rispetterà la media dei suoi predecessori non riuscendo a superare la soglia del biennio rivestendo tale carica? È ancora molto presto per lanciare previsioni, quel che oggi è certo è che il passaggio di testimone tra l’attuale ministro e il suo predecessore Roselyne Bachelot, che ultra settantacinquenne avrebbe voluto mantenere la sua posizione assunta durante il 2020, era già nell’aria da tempo: la decisione di inserire la candidata franco-libanese nella nuova squadra di governo è risultata molto naturale in quanto Rima Abdul Malak dal dicembre 2019 ha affiancato il presidente Emmanuel Macron come influente consigliere in materia culturale e per il rapporto con i media.

Malak

Chi è Rima Abdul Malak?

Abdul Malak, trascorsi i primi dieci anni della sua vita in Libano prima di arrivare a Lione con la famiglia, era già stata contattata nell’estate del 2020 per succedere a Franck Riester, ma il Presidente della Repubblica aveva infine preferito la “mediatica” Roselyne Bachelot al profilo “tecnocratico” dell’ex consigliere culturale del socialista Bertrand Delanoë al Comune di Parigi.

Rima Abdul-Malak ha iniziato la sua carriera politica presso il Comune di Parigi. Dopo aver diretto l’associazione umanitaria Clowns sans frontières, che organizzava spettacoli per i bambini nelle zone di guerra, questo laureato dell’Istituto di Studi Politici (IEP) di Lione, che ha anche conseguito un diploma post-laurea in sviluppo e cooperazione internazionale presso l’Università di Parigi-I-Panthéon-Sorbonne, è stato nominato nel 2007 a capo dell’attuale divisione musicale dell’Istituto francese. Un anno dopo è entrata a far parte del Consiglio comunale di Parigi come consulente per gli spettacoli dal vivo e poi è diventata capo dello staff di Christophe Girard, vicesindaco di Parigi per la cultura, prima di entrare nel gabinetto di Bertrand Delanoë. Alla fine del secondo mandato di Delanoë, nel 2014, Rima Abdul Malak si è trasferita all’Ambasciata di Francia a New York come addetto culturale.

Un ministero in difficoltà

In questa campagna elettorale è necessario sottolineare che le questioni di natura culturale sono state ampiamente ignorate. Sia il candidato vincitore, Emmanuele Macron che la sua avversaria Marine Le Pen hanno impostato le loro rispettive comunicazioni su linee estranee al tema. In tale maniera è stato dimostrato quanto, in un momento storico di ripresa post-pandemica, ci si trovi ancora immersi nella nebbia più fitta per ciò che concerne l’amministrazione del mondo della cultura.

Oltre alla necessità di incoraggiare il pubblico a tornare nei luoghi di cultura, il nuovo ministro deve affrontare una serie di questioni, la più importante delle quali è il piano di abolizione del canone audiovisivo annunciato da Emmanuel Macron all’inizio di marzo e promesso per quest’anno. Anche se la definizione del nuovo metodo di finanziamento dell’emittenza pubblica sarà decisa a Bercy, sarà Rima Abdul-Malak a dover affrontare le preoccupazioni già espresse da Radio France e France Télévisions.

Anche il Pass Cultura è tra le priorità di Rima Abdul-Malak. Un anno dopo la sua generalizzazione, questo dispositivo a favore dell’accesso dei giovani alla cultura è ancora considerato una priorità del nuovo mandato quinquennale