Un medioevo “a porzione singola”, Contemporary cluster apre la nuova collettiva nei suoi spazi a Palazzo Brancaccio

Medioego è la nuova esposizione curata da Giacomo Guidi in cui Giuliana Barbano, Eser Gündüz, Gian Maria Marcaccini e David Umemoto riflettono sull’esigenza di riscoprire il fattore umano in uno dei capitoli più bui della storia contemporanea

Dopo l’ultima esposizione concepita a partire dalle teorie del filosofo Martin Heiddeger, nelle sale del Contemporary Cluster si continua a riflettere sul concetto di tempo. La dimensione umana, citata nelle opere del filosofo tedesco, tra i padri della corrente filosofica esistenzialista, è l’unico vero parametro che scandisce il trascorrere dei momenti. Un fattore antropologico che prende come presupposto l’inadeguatezza di qualsivoglia strumento metafisico, scientifico o aritmetico nella misurazione di un concetto che è invece legato all’essere, riconducibile alla dimensione dell’interiorità, dell’io.

«Io misuro il sentirmi nell’esistenza presente, non le cose che passano affinché esso sorga»  spiega Martin Heiddeger nei suoi passi, in cui aggiunge che il tempo, nel suo senso originario, è riconoscibile con il termine greco Kairos, il momento più opportuno per agire. L’opportunità, l’occasione di modificare il conosciuto, è anche al centro della nuova mostra Medioego, aperta fino al 29 maggio 2022, e curata da Giacomo Guidi negli spazi del Contemporary Cluster a Palazzo Brancaccio a Roma. 

Medioego, un percorso espositivo che coinvolge quattro diverse personalità artistiche impegnate a esplorare le possibilità di un nuovo capitolo della storia, quello che segue una grande crisi, un momento di passaggio capace di svelare nuovi limiti ancora mai superati. Giuliana Barbano, Eser Gündüz, Gian Maria Marcaccini e David Umemoto, gli artisti in mostra. Le differenti soluzioni estetiche approcciate da ciascun protagonista dell’esposizione spezzano ogni imperativo categorico allegato alla pratica artistica. L’esposizione rivela come l’essere umano sia in grado di sciogliersi dalle catene imposte dalle leggi dell’universalità solo quando è testimone di grandi crisi. La recente ridefinizione degli equilibri, ancora in corso nel nostro sistema geopolitico e sociale, è solo l’inizio di un processo di rivelazione e fuoriuscita dalle tenebre nelle quali si è perduto ogni punto di riferimento. 

Viviamo in un medioevo individuale, individualista, “a porzione singola”, citando Chuck Palahniuk in Fight Club, in cui è necessario riscoprire la fondatezza delle sensazioni come punti cardinali nella nostra navigazione. Un momento di transizione che si concretizza anche nell’aspetto curatoriale dell’esposizione, con il concepimento di un percorso espositivo da seguire come un viaggio interiore in quattro fasi. 

Ci apre la strada la Eser Gündüz con i suoi segni espressionisti. La serie di opere Fountain, raccolte per l’occasione, ragiona sulla fobia dell’ignoto e osserva l’origine della criticità come momento necessario per la rinascita, prendendo spunto dal folklore delle regioni della Francia meridionale. Dalla paura si genera una coscienza collettiva immaginaria finalizzata alla protezione dell’individuo, per preservarlo nella sua forma conosciuta ma estraniandolo da ciò che è la vera realtà. L’esposizione prosegue con le installazioni di Gian Maria Marcaccini che, attraverso la sua pratica transmediale, punta al ribaltamento della realtà. Marcaccini genera un intermezzo che resetta il conosciuto per proporre l’alternativo nella forma dell’oggetto e nella sua funzionalità, per piegare simbolicamente l’ordine sociale standardizzato. 

La solidità apparente e la timida fragilità del presente sono testimoniate invece dai lavori di David Umemoto. L’artista nella rielaborazione di immaginarie strutture dal forte accento brutalista forma attraverso il cemento degli escheriani labirinti, in cui sembra smarrirsi il raziocinio, perdendosi nella menzogna che la regolarità della struttura possa davvero garantire una propria logica razionale. Le installazioni di Giuliana Barnabo concludono il percorso con un messaggio di speranza, strutture metalliche si ibridano con una verde vegetazione che suggerisce la possibilità che, seppure immersi nella tenebra e nel disordine, si possa ancora guardare avanti,  si possa ancora immaginare il domani. 

Medioego, a cura di Giacomo Guidi
28 aprile 2022 – 29 maggio 2022
Contemporary Cluster
Palazzo Brancaccio, Roma