Renzogallo al Mattatoio: un viaggio oltre le ceneri

Tra installazioni monumentali e giornali combusti, una riflessione sullo spazio, la memoria e il cambiamento

Accedendo alla Galleria delle Vasche della Pelanda, parte dello storico complesso del Mattatoio romano, è impossibile non essere catturati da una lunga struttura in acciaio rosso che attraversa lo spazio da un’estremità all’altra. Le antiche vasche della lavorazione delle pelli affiorano ai lati dell’installazione, riportando immediatamente alla memoria la storia del luogo. È da qui che prende avvio Oltre le ceneri, personale dell’artista romano Renzogallo (Lorenzo Gallo), curata da Aldo Iori e visitabile fino al 2 agosto negli spazi del Mattatoio. Concepite appositamente per la Galleria delle Vasche, le opere instaurano un dialogo diretto con l’architettura e la memoria del luogo, dando vita a un percorso pensato in stretta relazione con lo spazio espositivo. Da questa sequenza di elementi in ferro rosso, che si dispongono nello spazio come un unico organismo, prende forma un percorso che accompagna il visitatore all’interno della ricerca dell’artista, tra attraversamenti, soglie e continui rimandi tra opera e architettura.

La mostra scaturisce dall’incontro dell’artista con questo luogo carico di memoria. Durante il primo sopralluogo, Renzogallo è rimasto colpito dalle grandi vasche della lavorazione delle pelli, inizialmente in parte celate dall’allestimento. «Io trovavo che le vasche erano più belle di tutto il resto e a questo punto ho pensato che l’unico modo per poter intervenire nello spazio così fortemente connotato, storicamente e drammaticamente, perché questo posto è un viale di morte, che però ci ricorda molte cose, ci ricorda i cambiamenti le cose che si possono fare, come finire il viaggio di morte e allora come contrapporsi? Innanzitutto restituendo a questo spazio la sua dignità architettonica e storica quindi togliendo i pannelli, aprendo tutte e mostrandole queste vasche che fanno parte di questo luogo, sono la loro storia, la loro identità».

Una scelta che Aldo Iori ha percepito come un gesto di rispetto nei confronti dell’identità del Mattatoio. «Un artista quando interviene in un luogo storico normalmente lo deve fare in punta di piedi cercando di vedere quali sono gli equilibri spaziali, cosa che Renzo ha fatto», osserva il curatore, sottolineando come Renzogallo sia «tra gli artisti italiani che lavorano maggiormente con l’idea dello spazio».

Da questa riflessione prende forma Oltre. Attraversando la struttura, il visitatore è portato a cambiare continuamente punto di vista: le vasche compaiono e scompaiono ai lati dell’installazione, mentre la prospettiva della Galleria si modifica passo dopo passo. Il tunnel rosso non interrompe la lettura dello spazio, ma sembra amplificarla, accompagnando lo sguardo verso il fondo dell’ambiente. La struttura diventa così una sorta di direzione possibile all’interno della memoria del luogo, un percorso che suggerisce un passaggio e una trasformazione. Come racconta l’artista, «l’intenzione era quella di collocare qualcosa che in qualche modo si componesse come diversificazione nel futuro a una via di morte. Una via d’uscita, un andare oltre, caldo, forte, intenso, ma drammatico anch’esso, come ogni via che si percorre».

Il titolo dell’opera racchiude una delle chiavi di lettura dell’intero progetto. «Oltre significa muoversi», afferma Iori. Un concetto che ritorna anche in alcune delle opere esposte, come Zenshin, termine giapponese che richiama l’idea dell’avanzamento e dell’attraversamento, o Yoni, che rimanda ai temi della nascita e della rigenerazione. Elementi che testimoniano il dialogo costante della ricerca di Renzogallo con il pensiero orientale e con una concezione dinamica dello spazio.

Attorno a Oltre si sviluppa il resto del percorso espositivo, che riunisce opere realizzate nell’ultimo decennio insieme a una nuova scultura monumentale appena giunta a compimento. Da sempre interessato alle questioni spaziali poste dall’opera, Renzogallo ha progressivamente trasformato questo interesse nel centro della propria pratica. L’attività svolta nell’ambito dell’insegnamento universitario in campo architettonico e paesaggistico, insieme alla realizzazione di opere ambientali di grande scala, ha contribuito a consolidare una riflessione che oggi attraversa ogni aspetto della sua produzione.

L’allestimento è concepito come un unico intervento diffuso nei diversi ambienti della Galleria. Sul muro di fondo trova posto la piccola pittura Oltre le ceneri scorre lento un sogno (2022), mentre all’ingresso le grandi tele Oltre #1 e Oltre #2 (2023) instaurano un confronto diretto con la scultura. Sulla parete che separa lo spazio centrale dalle vasche sono collocate Zenshin e Yoni (2014), mentre negli ambienti laterali trovano posto la grande pittura Rosso (2017), l’installazione L’ombra delle idee (2018-2026) e una selezione di venti disegni realizzati durante il periodo pandemico. La disposizione delle opere non segue una scansione cronologica, ma costruisce una rete di relazioni visive e concettuali che si sviluppa attraverso l’intero spazio della Galleria.

Muovendosi tra le sale si ha la sensazione che le opere passino continuamente da una dimensione all’altra. La pittura si fa struttura, la scultura assume un valore quasi grafico e i materiali dialogano tra loro senza gerarchie precise. Anche quando si cambia ambiente, il rosso continua a riaffiorare come un filo conduttore che collega opere molto diverse tra loro. Al centro della ricerca di Renzogallo vi è l’urgenza di superare forme di racconto cristallizzate e narrazioni preconfezionate. Tra i materiali ricorrenti della mostra vi è il giornale, utilizzato non come semplice supporto ma come elemento simbolico e concettuale.

È il caso di Oltre #1 e Oltre #2, dove la combustione dei quotidiani genera superfici dense e stratificate sulle quali l’artista interviene con segni essenziali e linee cromatiche minimali. Le pagine dei quotidiani, trasformate dal fuoco, perdono la loro funzione originaria e diventano materia. Avvicinandosi alle superfici si distinguono ancora frammenti di testo e tracce della carta originaria, ma le pagine hanno ormai perso la loro funzione informativa. Il brusio incessante dell’informazione sembra essersi improvvisamente fermato, lasciando spazio a una dimensione sospesa e meditativa. Il nero, memoria dell’energia del fuoco, si trasforma in profondità e apre lo sguardo verso uno spazio altro, da attraversare.

Anche L’ombra delle idee nasce da una riflessione sul rapporto tra realtà, memoria e costruzione dello spazio. Concepite come microarchitetture rosse, le forme dell’installazione emergono da una base costituita da quotidiani. «Giornali che tornano, elementi che oggi ci sovrastano in maniera così forte e che invece diventano una planimetria», osserva Iori. Piccole architetture rosse emergono dalla superficie dei giornali come una città immaginaria fatta di passaggi, aperture e percorsi possibili. Una sorta di città possibile, quasi utopica, fatta di varchi e attraversamenti che dialogano idealmente con la grande struttura di Oltre. «Si ritorna all’idea di teoria dello spazio», conclude il curatore.

In Rosso il colore torna protagonista anche negli ambienti laterali della mostra. La superficie dell’opera cambia aspetto a seconda della luce e della posizione di chi osserva, restituendo riflessi e intensità differenti a ogni spostamento dello sguardo. Attraverso il raso, il colore sembra quasi modificarsi durante la visione. Il rosso che attraversa l’intera esposizione non assume però una funzione commemorativa. Come sottolinea Iori, si tratta di «un rosso di vita», una presenza energetica che non guarda nostalgicamente al passato del luogo ma apre alla possibilità di una trasformazione.

Pur nelle loro dimensioni monumentali, le opere non si impongono mai sullo spazio. Al contrario, sembrano chiedere di essere percorse, aggirate e osservate da più punti di vista, instaurando una relazione continua con il corpo del visitatore. «È una gioia vedere questo grande lavoro scultoreo finalmente attraversato, la possibilità da parte dell’osservatore di entrare nell’opera», osserva Iori. La struttura di Oltre non è pensata soltanto per essere osservata, ma per essere percorsa.

Ed è proprio qui che la mostra rivela il proprio significato più profondo. «Non una serie di opere esteticamente privilegiate messe a mostrare il valore dell’artista, ma più che altro come un passaggio di un viaggiatore che non ha come obiettivo il suo arrivo a qualcosa, ma il suo attraversamento. È proprio il viaggio, il poter cambiare rotta, il tornare indietro il muoversi in cerchi, la libertà», afferma Renzogallo. Varco dopo varco, il percorso conduce verso Oltre le ceneri scorre lento un sogno, dove il giornale combusto diventa allo stesso tempo immagine e materia, supporto e significato. Non c’è una conclusione definitiva, ma un’ulteriore apertura. Una possibilità di guardare oltre.

Alla base della ricerca di Renzogallo vi è una riflessione critica sul sistema dell’arte contemporanea. «Il mercato pretende una riconoscibilità immediata vuole la griffe, come se fossero scarpe borsette, oggetti di consumo. La mia posizione è diversa, non mi interessa». Una presa di distanza che si traduce nella scelta di privilegiare la complessità, la trasformazione e la libertà del percorso creativo. «Io mi muovo e ciò che mi interessa la fonte, cercando che questo vada verso qualcosa di più libero di più aperto e più strettamente connesso a quelli che sono i valori originali dell’arte».

Quando si raggiunge il fondo della Galleria e ci si volta indietro, la lunga struttura rossa di Oltre appare come una sequenza di soglie attraversate. Le vasche riemergono ai lati e la prospettiva si ricompone in un’unica linea che attraversa l’intero ambiente. È forse in quel momento che il titolo della mostra acquista il suo significato più evidente: non come approdo, ma come movimento continuo. Un invito a guardare oltre ciò che resta delle ceneri, senza smettere di immaginare nuove possibilità.