Il mondo della cultura si muove compatto contro la guerra russo-ucraina

Dall'ICOM alla Biennale di Venezia, ecco le posizioni che stanno prendendo istituzioni e manifestazioni d'arte

Le piazze delle principali città europee nel fine settimana si sono riempite di manifestanti che hanno sfidato le regolo di contingentamento per gridare al cielo quanto i fatti delle ultime settimane siano errati e inaccettabili. La guerra è vicina ed è palpabile l’estendersi delle sue lunghe dita sui territori che vanno oltre il blocco orientale. La testimonianza di supporto non è mancata neppure dal settore della cultura del panorama internazionale, strettasi compatta nella condanna bellicoso atteggiamento della Russia e del suo presidente Vladimir Putin.

Ucraina

L’appello arrivato dal Ministro della Cultura, Dario Franchescini, ha portato alla mobilitazione di massa delle istituzioni culturali; musei, biblioteche e archivi hanno seguito la direttiva tingendo le loro sedi con fasci di luce blu e gialli accodandosi alla scia di tanti monumenti pubblici iconici in ogni città e paese che hanno mutato temporaneamente il loro volto. Anche i social network sono di nuovo il territorio dove rendere chiara la presa di posizione contro l’invasione dello stato ucraino e il MiC lancia quindi gli hashtag #cultureunitestheworlde e #museumagainstwar.

Risale alle ultime ore anche la notizia, riportata da Repubblica, che il Festival di Fotografia Europea non avrà più tra i paesi ospiti la Russia. L’annuncio arriva direttamente dalla Fondazione Palazzo Magnani e il Comune di Reggio Emilia: «Stante la terribile guerra in atto, la Fondazione Palazzo Magnani e il Comune di Reggio Emilia, organizzatori del Festival di Fotografia Europea che prevedeva la Russia come paese ospite dell’edizione 2022, hanno deciso di annullare la mostra Sentieri di Ghiaccio e gli eventi correlati dedicati alla cultura russa. Purtroppo, non sussistono più le premesse e le condizioni per portare a termine il lungo lavoro dei mesi scorsi. L’arte e la cultura dovrebbero sempre costruire ponti e non innalzare muri; tuttavia, non possono ritirarsi in torri d’avorio: c’è un tempo per affermare con fermezza il diritto dei popoli a vivere in pace e un tempo per aprirsi al dialogo e al confronto, senza che violenza e morte siano invitate al tavolo».

A Firenze il Museo degli Uffizi decide di prendere posizione sul tema con l’organizzazione di una lectio magistralis tenuta dal professore ordinario di Storia dell’Arte dell’ateneo di Pisa, Marco Collareta. Con questa iniziativa anche l’istituzione museale fiorentia decide di veicolare un messaggio pacifista attraverso l’analisi di uno dei capolavori appartenenti alla collezione degli Uffizi, Le conseguenze della Guerra di Peter Paul Rubens. «Un dipinto di straordinaria attualità, commenta il direttore Eike Schmidt, capace, attraverso la sua potenza espressiva, di farci sentire il dolore, la brutalità e la tragedia della guerra, e di farci riflettere sulla sua assurdità».

Ucraina

Anche l’evento che sta veicolando i trend dell’intero anno dell’arte contemporanea, la Biennale d’arte di Venezia, non è rimasta lontana dalle contingenze e infatti anche nella Serenissima si è resa evidente la condanna della violenza e il padiglione russo, che inizialmente aveva decido di non aprire le sue porte al pubblico al momento dell’inaugurazione della mostra, conferma di fatto la non partecipazione in toto alla manifestazione. Il curatore ha infatti ufficialmente consegnato le sue dimissioni, gesto di protesta a cui anche gli artisti selezionati per il padiglione hanno dato il loro appoggio. Sui social del curatore sono stati condivisi post capaci di riassumere il suo pensiero sull’argomento: «Ho presentato le mie dimissioni da curatore del Padiglione Russia. Sono grato e ammiro gli artisti russi Kirill Savchenkov e Alexandra Sukhareva, con i quali ho lavorato per portare avanti il progetto per la Biennale. Nonostante questo, non posso portare avanti il lavoro, alla luce dell’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito della Russia. Questa guerra è insostenibile sia politicamente che emotivamente», queste le parole di Raimundas Malašauskas, curatore del padiglione russo, di origine lituana, affranto come tutti in queste ore oscure da cui si potrà uscire solo grazie all’emergere dell’umanità. 

La Biennale di Venezia ha accolto la volontà del curatore dichiarando in una comunicazione ufficiale: “La Biennale esprime piena solidarietà per questo atto coraggioso e nobile e condivide le motivazioni che hanno portato a questa scelta, che drammaticamente raffigura la tragedia in cui si trova l’intera popolazione dell’Ucraina. La Biennale resta il luogo di incontro fra i popoli attraverso le arti e la cultura e condanna chi impedisce con la violenza il dialogo nel segno della pace”.

L’International Council of Museums (ICOM) condanna inequivocabilmente l’atteggiamento russo in una dichiarazione pubblicata sul suo sito ufficiale «Questo conflitto è già profondamente angosciante e rischia di provocare un’inaccettabile perdita di vite umane, perciò ICOM chiede un rapido cessate il fuoco, una mediazione immediata tra i belligeranti e sforzi coordinati per garantire la sicurezza del personale dei musei e proteggere il patrimonio culturale.  In tempi di conflitto e di incertezza come questi, ICOM deve anche esprimere la sua profonda preoccupazione per le implicazioni che questa incertezza avrà sulla sicurezza dei membri ICOM, del personale dei musei e del patrimonio culturale in Ucraina».

Una ferita che non si rimargina 

Reazioni compatte che condannano l’irragionevole delirio sadico che permea l’atmosfera si sono manifestate e hanno reso chiaro quanto la comunità europea si senta vicina alla fazione ucraina e sia pronta a dare il suo sostegno nella lotta che sta affrontando in queste ore. La presidente della commissione europea UE, Ursula Von Der Leyen, ha annunciato dopo la videoconferenza svoltasi domenica 25 febbraio alle ore 18 insieme ai ministri della difesa dei 27 stati membri che «Per la prima volta in assoluto l’Unione europea finanzierà l’acquisto e la consegna di armi e altre attrezzature a un paese sotto attacco», confermando non solo la condanna della fazione filo russa ma anche un intervento diretto finalizzato al tentativo di risoluzione della crisi.

Ucraina

Camminiamo sopra le righe di uno dei più critici capitoli della nostra storia contemporanea. La crisi che ora dopo ora si inasprisce drammaticamente fa contorcere le viscere dell’occidente che sente tornare l’ombra di un conflitto mai veramente risolto. La risposta delle istituzioni, dei popoli e delle comunità in queste ore si sente in maniera chiara, netta, ben divergente da quello che sembra essere la prospettiva di chi alla violenza guarda con desiderio e accettazione.