Note sulla soggettività del tempo: Numero Cromatico e l’instabilità della visione

Roma

Ore sette e ventisei, all’alba di un nuovo giorno di dicembre è stato inaugurato il secondo atto di Tre scenari sulla percezione del tempo, un progetto di Numero Cromatico appositamente concepito per il nuovo spazio del collettivo sito a pochi passi dal cimitero monumentale del Verano, nello storico quartiere romano di San Lorenzo.

Il secondo appuntamento del ciclo (di tre) è dedicato alla visione e segue quello sulla memoria. L’intero progetto, ispirato alle riflessioni che Sant’Agostino fa nelle sue Confessioni a proposito del tempo – “​​È inesatto dire che i tempi sono tre: passato, presente e futuro. Forse sarebbe esatto dire che i tempi sono tre: presente del passato, presente del presente, presente del futuro”– nasce dalla volontà di indagare i meccanismi percettivi in relazione alla temporalità, attraverso dispositivi neuroestetici appositamente congegnati per dialogare con le diverse condizioni di fruizione.

Tre Scenari sulla Percezione del Tempo – Atto II La Visione, Numero Cromatico, 2021

Gli artisti allestiscono lo spazio alla stegua di un palcoscenico, rinunciando alla neutralità del white cube in favore di una dimensione scenografica dove il pubblico si muove e orienta le sue scelte; la divisione in atti sembra rimarcare proprio questo aspetto teatrale.

In questo secondo episodio, proprio lo sguardo diventa l’agente in grado di assimilare un’esperienza del tempo che muta, a partire dalla luce; proprio per questo Numero Cromatico sceglie di aprire le porte dello spazio espositivo in un brevissimo arco di tempo, dal momento esatto in cui il sole sorge e per circa un’ora e mezza, consentendo così alla vista di assimilare i lenti cambiamenti di luminosità che lo attraversano.

Le stesse opere si configurano come dispositivi multisensoriali che coinvolgono non solo la visione, mediante l’utilizzo alternato di colori primari e l’inserimento di testi, ma anche il tatto, trattandosi di tessuti in rilievo, gli stessi normalmente utilizzati per la fattura dei tappeti contemporanei e l’udito.

Altro elemento ricorrente nei recenti progetti dei Numero Cromatico è la parola poetica, in questo caso ricamata a mano sul tessuto. I testi in mostra sono il frutto dell’addestramento di un algoritmo di intelligenza artificiale che apprende direttamente a partire da antologie di poesie d’amore e ne genera a sua volta.

Il risultato è un complesso che destabilizza i sensi, le poesie evocano una presenza che al tempo stesso si nega, sia essa lo spettro di un tempo che vive solo all’interno del nostro sistema di riferimento percettivo, un tentativo di stabilire una relazione senza referente.

Il percorso sinestetico, che si rivela alla vista nella sua organicità solo quando si è giunti alla fine, è costellato da una serie di segni che sistematicamente mettono in discussione il punto di vista dell’osservatore:

“Lascia che io ti veda”

“Mi guardi senza che io ti veda”

“Nei tuoi occhi abita la mia carne”

“Ho visto sorgere il silenzio”

alludendo alla dimensione paradossale dello spettatore che è al contempo soggetto e oggetto dell’opera stessa.

Il tempo che il collettivo indaga è dunque un eterno e instabile presente, un modo per relazionarci a ciò che ci circonda consapevoli della sua relatività, dell’impossibilità di uno sguardo assoluto in grado di comprendere la complessità dell’attimo.

Oggi questa comprensione è amplificata dai mezzi tecnologici, l’intelligenza artificiale tra tutti ci permette di elaborare in tempo reale una quantità enorme di dati, tuttavia la visione che ci restituisce è, ancora una volta, una finestra parziale sul mondo.

Numero Cromatico da tempo mette in campo una serie di ricerche volte ad indagare i meccanismi della percezione al fine, da un lato di provarne i limiti, dall’altro di esplorare tutte le variabili combinazioni in un gioco infinito che è proprio dell’arte.

Tre Scenari sulla Percezione del Tempo – Atto II La Visione, Numero Cromatico, 2021 – 15

Qui la riflessione scentifica dialoga con la dimensione evocativa dell’immagine e della poesia, ad ogni nuovo sviluppo della consapevolezza, una miriade di intersoggettività si fanno l’argo all’orizzonte della percezione.

Se la memoria rappresenta un passato, esperibile solo nella dimensione del presente, la visione rimarca con forza il qui e ora, dimostrando l’impossibilità di appropriarsi di un istante analogo al successivo.

Il percorso si chiude infine con una dichiarazione d’amore, un invito a rinnovare costantemente lo sguardo alla ricerca di nuovi orizzonti di senso.