Arte in Nuvola all’esordio: tiriamo le somme sulla prima edizione della nuova fiera della Capitale

Roma

La Nuvola riprende la sua originale veste di arena per eventi e ridefinisce la sua identità dopo lo smantellamento dell’Hub vaccinale, installato al suo interno da prima dell’estate 2021. La nuova fiera d’arte della Capitale riesce ad avere luogo dopo una serie di imprevisti che ne hanno posticipato l’apertura per quasi due anni: il primo all’alba del primo lockdown nel 2020 e il secondo nel febbraio dell’anno corrente, a seguito dell’esigenza di trasformare la Nuvola in uno dei più importanti centri per la vaccinazione di massa contro il covid-19. L’arresto non ha però seppellito la grande ambizione che divampa nello spirito degli organizzatori, inamovibili nella loro volontà di portare a termine il progetto. 

Il posto giusto

La Nuvola prende quindi il ruolo che le spetta come contenitore di contemporaneità, coerentemente con le sue vesti di stendardo dell’architettura moderna, come il suo stesso padre, Massimiliano Fuksas, si è impegnato a concepirla. Arte in Nuvola apre le porte al pubblico che si trova inghiottito, fin dai primi passi nei corridoi del pian terreno, da un accecante spettacolo di bellezze senza tempo capaci di definire perfettamente l’identità di una fiera romana, sostenuta da un midollo spinale fatto di storicizzazione artistica.

Il settore dedicato al moderno appaga le aspettative grazie alla presenza di gallerie di alto spessore, che riescono a temperare perfettamente il proprio animo contemporaneo, rendendolo capace di dialogare con le installazioni di grande valore e le esposizioni degli stand permeati dal miglior spirito del ‘900. 

Il panorama contemporaneo che non convince 

Le noti dolenti arrivano quando si alza lo sguardo e ci si avvicina al cuore della Nuvola. 

La selezione di gallerie presenti al piano superiore, orientate in maniera netta verso il panorama contemporaneo, non convincono neppure dopo una robusta prima linea di rilevanti nomi, che pur impegnandosi, non annullano il disincanto dovuto alla maggioranza di stand dal livello qualitativo decisamente migliorabile. Le spalle larghe di poche gallerie di alta rilevanza non riesce a sopperire all’inefficacia competitiva del resto degli espositori. È indubitabile, quindi, un’attenta riflessione da parte della direzione creativa di Arte in Nuvola che potrà fare tesoro delle mancanze rilevate durante questo primo appuntamento per risolvere tali criticità nelle future edizioni, ponendo un maggior margine critico nelle operazioni di selezione dei partecipanti.

Ruben Montini per Prometeo Gallery

Alla ricerca di un’identità mediterranea

La sfida di delineare un’identità contemporanea attraverso l’esibizione romana ha mancato l’obiettivo, c’è però da riflettere sopratutto sulla prospettiva a lungo termine e lavorare in ottica di miglioramento per ciò che concerne le prossime edizioni di Arte in Nuvola, che come il direttore generale Alessandro Nicosia ha dichiarato, sono già programmate per per i prossimi cinque anni. Una solida collaborazione con l’ente EUR s.p.a. garantisce il proseguimento di un percorso che non può però permettersi di rimanere isolato in un’ ottica esplicitamente italocentrica. L’inaugurazione del padiglione dedicato ai linguaggi e ai protagonisti del sistema dell’arte israeliani, ci fa fiutare un progressivo intensificarsi dei rapporti con la rete mediterranea, assolutamente indispensabile per determinare lo sviluppo di un propulsore efficace sia per il mercato dell’arte del centro Italia e del meridione, sia per gli altri player che si affacciano sul mare nostrum, in particolare la Grecia e il Marocco. 

Cyril De Commarque, Goddes of all Things

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