Lucia Cantò, ecco chi è la vincitrice del Talent Prize 2021

Pescara

Un verso di poesia accompagna Lucia Cantò, artista classe 1995, sul podio del Talent Prize 2021. Atti certi per corpi fragili: una frase secca, cinque parole in cui è condensata la ricerca dell’artista abruzzese, fatta di equilibri e di contrasti, di pesi e contropesi, di stabilità e di incertezze.  «Spesso i miei titoli – spiega Lucia Cantò – vengono estratti da testi che elaboro prima del lavoro scultoreo, scritti che raccontano il momento in cui mi trovo».

Il campo d’azione è quello semantico: la parola si impasta con la materia mentre l’argilla porta con sé le impronte intime dei testi che precedono la scultura. «In senso cronologico – aggiunge l’artista – la scrittura viene prima ma in modo assoluto ha lo stesso valore del gesto». Due momenti che si intrecciano e si autoalimentano risolvendosi visivamente in progetti che contengono le tracce di un pensiero e delle relazioni che lo hanno portato a compimento. In questo contesto quasi metalinguistico, al centro sono spesso i pronomi: «In passato li usavo con poca attenzione, perciò ho iniziato a concentrarmi sui pronomi personali per capire innanzitutto cosa significassero per me. È un’indagine che ritengo vitale, rappresenta una visualizzazione plastica dei quesiti che mi pongo. Il primo nucleo di lavori – aggiunge – in cui protagoniste erano le macchine da scrivere, era proprio incentrato sull’identificazione di me stessa e del pronome più vicino, il “tu”. Un’indagine che ho portato avanti tra il 2014 e il 2018 attraverso una serie di testi di natura molto personale». Ed è su questa dualità di rapporti che si basa anche il lavoro Tre Accoppiamenti, che unisce all’imponenza visiva delle gru idrauliche, la leggerezza di un gesto compiuto in coppia, alla freddezza oggettiva di un braccio meccanico, la delicatezza di un’azione sincronica tra due corpi: «Questo lavoro per me – spiega l’artista – ha molto di intimo. Le gru devono essere mantenute in equilibrio grazie al rapporto tra le due persone che le muovono. È un’installazione per la quale è necessario mantenere costantemente una stabilità. In un certo senso è molto più precaria quindi dei vasi di Atti certi per corpi fragili che sono invece ben saldi a terra».

Shifters, 2021, installation view, Pescara

Dall’esclusività di un rapporto a due, Lucia Cantò passa invece in un secondo momento alla ricerca della pluralità, quindi a un’estensione della ricerca ai pronomi noi e voi: «Si tratta di una scelta dettata anche dalla necessità di rapportarmi con chi mi sta intorno, visto che da tre anni faccio parte dell’associazione SenzaBagno e lavoro insieme ad altri otto artisti, con i quali peraltro ho presentato ad Art Verona 2021 il primo lavoro collettivo. Mi mancano invece da scoprire i pronomi più lontani, egli ed essi, forse quelli più inerenti al momento storico in cui ci stiamo trovando». Un’apertura in questo senso la troviamo nella mostra Ai terzi, titolo della personale presentata di recente alla galleria romana Monitor. Una mostra nata dalla volontà di mettere terze persone, sconosciute, di fronte a un nucleo di lavori con un’impronta personale, composti da coppie e comunità di coppie. Portare quindi quei terzi a contemplare, soli, un rapporto dal quale loro invece sono esclusi. Gli sviluppi della riflessione linguistica di Cantò l’hanno portata recentemente a concentrarsi, con il progetto Formulario, su una serie di formule linguistiche sia italiane che straniere, partendo dalle parole polisemiche fino ad arrivare ai cosiddetti pronomi mutevoli: «Sono partita dai termini wunde, in tedesco ferita e wunder, meraviglia, chiedendomi: quale parola contiene l’altra? Da qui sono arrivata poi a interessarmi alla nozione di shifters del semiologo Romàn Jakobsòn, incentrata sull’intercambiablità dei pronomi io e tu. È un concetto che mi interessa molto e sul quale sto ancora lavorando. Per ora l’ho sviluppato graficamente attraverso un cartellone pubblicitario alle porte di Pescara. Sono molto legata a questo lavoro, l’ho realizzato prima di mandare i miei lavori a Roma per la mostra sa Monitor.  Rappresenta in qualche modo la partenza, il distacco, ma anche il ritorno in un luogo familiare».

Atti Certi per corpi fragili. Installation view Ai Terzi, courtesy Monitor gallery, Roma. Foto Giorgio Benni

ATTI CERTI PER CORPI FRAGILI
L’installazione è composta da tre coppie scultoree, nelle quali ogni elemento è il risultato della fusione di due vasi ottenuta grazie alla collaborazione di persone care all’artista da lei chiamate a partecipare. Ogni partecipante ha unito i vasi e dopo averli coperti di argilla li ha sigillati fra loro. Ogni unità, con i suoi colori e le sue forme, è un ritratto a sé, il frutto di un lavoro collettivo nel quale l’argilla diventa collante non solo per gli oggetti presentati ma anche per le persone coinvolte.