Fondazione Patrimonio Italia presenta il capolavoro ritrovato di Rembrandt

Roma

Quella che oggi si è iniziata a scrivere a Villa Medici è una bella storia. Una storia che ha come protagonisti un capolavoro di un grande artista quale Rembrandt, una Fondazione e un’idea.
Il capolavoro è un meraviglioso dipinto ad olio su carta applicata su tela, eseguito nel 1632-1633, che mostra L’Adorazione dei Magi, il cui prototipo, fino ad oggi, è stato ritenuto perduto dagli studiosi di Rembrandt e sopravvissuto solo attraverso copie, di cui le più note sono custodite a San Pietroburgo e Göteborg.

L’Adorazione dei Magi

La Fondazione è la Fondazione Patrimonio Italia, fondata e presieduta da Guido Talarico, che con la presentazione di quest’opera e degli studi che ne stanno confermando l’attribuzione al pittore fiammingo, ha battezzato le sue attività, volte alla valorizzazione dei patrimoni pubblici e privati, con particolare riferimento all’arte e alla cultura.

L’idea è quella che rende tutto più poetico e romantico: quella di fare della bellezza una risorsa. Un proposito che da decenni viene decantato, ma che raramente è stato trasformato in progetto. L’iniziativa di oggi rappresenta invece un passo concreto verso questa ascesi culturale. All’Accademia di Francia la Fondazione Patrimonio Italia ha chiamato a raccolta il simposio che sta lavorando per dimostrare l’autenticità dell’opera, composto da Marco Mascolo, storico dell’arte, autore di Rembrandt un Artista nell’Europa del Seicento, Peter Matthaes, direttore del Museo Arte e Scienza di Milano, Francesca Bottacin, storica dell’arte, docente di Storia dell’Arte fiamminga e olandese presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, Stefano Ridolfi, Fisico per i Beni culturali e docente presso La Sapienza, Università di Roma ed Alessandro Caucci Molara, presidente della Fondazione Abraham Teerlink di Roma e Presidente dell’Advisory board di Fondazione Patrimonio Italia.

LA STORIA DELL’OPERA
A giudicare dai risultati raggiunti finora non ci sono dubbi, si tratterebbe di un autentico Rembrandt.

La casuale riscoperta, avvenuta a Roma, racconta una storia avvincente e di grande fascino. Un trauma accidentale di cui il dipinto è stato oggetto nel 2016, ne ha reso necessario il reintelaggio; solo allora, grazie all’esperienza e alla sensibilità della restauratrice Antonella Di Francesco, intenta al recupero e alla pulizia dell’opera annerita dall’antica vernice, il capolavoro è venuto alla luce dando il via agli studi.
«Nel corso del mio lavoro – ha detto la Di Francesco – può capitare una delle cose più belle della vita: la coscienza improvvisa di essere davanti ad un’opera di un autore molto grande che ti si rivela, che esce dalla sua zona opaca e ti sceglie per essere riscattato dall’oscurità. È questo il momento in cui bisogna vincere le vertigini capaci di farci sprofondare in quel meraviglioso senso di appartenenza alla storia. È un brivido che non ha pari, che vibra fino a trascinarti in un impulso irrefrenabile di morbosa curiosità. Non lo combatto e mi lascio portare dentro all’incantesimo».

La tecnica rarissima, ma tipica del maestro olandese negli anni ’30 del ‘600, con cui l’opera è stata realizzata, le sue dimensioni (cm 54×44,5), le stesse di una serie di incisioni di Rembrandt relative alla Vita e alla Passione di Cristo, sono alcuni degli elementi che ne sostengono con forza l’attribuzione. Gli sketch, quasi invisibili nel dipinto ad occhio nudo ma portati alla luce dalle tecnologie IR, consentono di partecipare al momento ideativo dell’opera nell’attimo in cui ha preso forma nelle mani dell’autore mostrandone la forza, la tecnica ed il genio creativo in linea con gli standard di Rembrandt così come di una Adorazione dei Magi, soggetto in genere al vertice delle potenzialità espressive di gran parte degli artisti.

Guido Talarico, a fianco all’opera attribuita a Rembrandt

«Dare il via al progetto Discovering Masterpiece con il ritrovamento di un capolavoro assoluto di uno degli artisti più amati di tutti i tempi – ha detto Guido Talarico – è motivo di grande orgoglio per la nostra Fondazione, nata con l’obiettivo di valorizzare le collezioni private italiane proponendo un nuovo approccio nei confronti del collezionismo. L’intento è quello di condividere con il grande pubblico opere talvolta inedite, come in questo caso, lasciandole in Italia con l’obiettivo di sensibilizzare il nostro Paese sull’immenso potenziale di uno dei suoi asset di punta, quale il proprio patrimonio artistico-culturale, come volano di crescita economica».

Questo incontro tra il passato e il presente, di cui galeotta è un’opera d’arte, fa riflettere sulle prospettive future. La Fondazione sicuramente porterà avanti il suo impegno alla scoperta della bellezza, intrinseca in quest’opera e in altre meraviglie conservate in Italia e ancora non svelate, per poterla condividere con gli occhi e il cuore della comunità, per continuare ad arricchire l’immenso patrimonio culturale italiano.

https://fondazionepatrimonioitalia.it/
Video di Francesco Talarico

Articoli correlati