Foto

L’installazione di Greg Jager a Ragusa

Si è conclusa pochi giorni fa la residenza artistica del visual artist Greg Jager a Ragusa, nell’ambito di Bitume, spin off di FestiWall e progetto site specific nell’ex stabilimento industriale A. Ancione della città siciliana. Tra le opere dei 25 artisti coinvolti, spiccano le imponenti opere con le quali Greg Jager porta sul campo riflessioni di carattere antropologico. La serie, oltre a sottolineare il fascino della decadenza, rappresenta e dimostra l’approccio etico all’arte da parte dell’artista. Essenziale è l’idea di smantellare e scarnificare il presente, mettendo in discussione gli attuali modelli economici, sociali e politici, sotto la libera interpretazione di chi osserva l’opera e all’insegna della ricerca di futuri scenari possibili e maggiormente sostenibili. In linea con la sua rigorosa ricerca artistica tra architettura e arte, Greg trasforma così il sito industriale ragusano in un «dispositivo sensibile dalle plurime soluzioni». Scarti di cantiere, vetri rotti, mattoni e pancali in ferro sono residui privi di valore, ma resi protagonisti: ne sono esaltati la forma e ricalcati i pieni e i vuoti. Il risultato è la decontestualizzazione dell’architettura, andando di fatto a “smantellare” la struttura per lasciare aperte chiavi di lettura sul passato e infinite interpretazioni di futuri possibili. Questo aspetto della ricerca, tanto caro all’artista, ben si adatta nello scenario di del sito di archeologia industriale dell’ex A. Ancione, dove le immani strutture di ferro sono tanto imponenti quanto fragili, simbolo del fallimento di un sistema capitalistico da ”trasformare”.  

Il wall painting DISMANTLE che dà il nome all’intero progetto è una visione della stessa architettura industriale, scomposta e ricomposta dall’artista attraverso molteplici geometrie e una palette nata dallo studio approfondito dei colori dominanti del sito. Una serie di diagonali e il gioco di pieni e vuoti si ispira agli elementi architettonici presenti in tutta l’area industriale e alla modifica del paesaggio circostante. All’interno dell’area che un tempo aveva la funzione di ”insaccamento del gesso” compaiono quattro interventi murali che compongono la serie PRIMITIVE PAINTINGS: segni razionali realizzati in assenza di spazio e tempo suggeriscono all’osservatore l’innata esigenza dell’uomo di controllare ed organizzare la natura. Nello stesso spazio una struttura con la forma di una scala è protagonista di 3 assemblaggi effimeri: la scala è un simbolo ascensionale del profitto che viene privato della sua reale funzione simboleggiando un sistema, quello capitalistico, che fallisce perché contrario a qualsiasi equilibrio naturale. Greg Jager ha quindi prodotto una serie di interventi che si fondono con l’immane archeologia industriale e che, come input visuali, portano a interrogarsi sul tema dell’antropizzazione e sulla diminuzione progressiva dell’efficienza e validità dell’industrialismo che ha caratterizzato la nostra epoca. Il territorio e lo spazio delle aree produttive di A. Ancione sono particolarmente adatti come luogo-simbolo di questo processo. Sono infatti spazi che hanno segnato la storia e sono stati coinvolti nel boom economico del secondo dopoguerra, di cui le imponenti delle strutture di ferro tanto imponenti quanto fragili, simboleggiano oggi il fallimento di un sistema capitalistico. La trasformazione di quest’area in uno spazio artistico simboleggia il tentativo e lo sforzo che nelle mani delle nuove generazioni: la pesante eredità sulle spalle dovrà essere riprogettata in un’idea di futuro sostenibile.

 

 

 

Commenti