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Una scultura sulle donne di conforto irrigidisce i rapporti tra Corea e Giappone

Da quando è stata installata ha creato imbarazzi diplomatici e reazioni molto stizzite. La scultura Eterna espiazione installata nell’orto botanico di Pyeongchang, a sud di Seoul, in Corea del Sud, dedicata alle donne di conforto ha fatto scoppiare un caso internazionale. L’opera ritrae un uomo nell’atto di inchinarsi in segno di colpevolezza di fronte a una donna. Sembrerebbe stia chiedendo perdono. Ma perché? E chi sono le donne di conforto? Il caso è molto antico. Le donne di conforto erano donne rapite dall’esercito giapponese durante la seconda guerra mondiale affinché si prostituissero nei bordelli riservati ai soldati nipponici. Erano donne coreane, ma anche filippine, vietnamite, cinesi e indonesiane. Negli anni passati è nata una vera e propria sensibilizzazione dell’opinione pubblica coreana per ricordare queste donne vittime di violenza e sono nate iniziative per riabilitarne l’immagine, presentarle come vittime di guerra e da tutto ciò è scaturita anche la richiesta di risarcimento al governo giapponese in favore delle sopravvissute o delle loro famiglie.
E torniamo alla statua. La polemica è nata perché a Tokyo sono sicuri che l’uomo inchinato sia molto somigliante al primo ministro giapponese Shinzo Abe, un’immagine troppo forte da accettare. Un primo ministro che si inchina di fronte a una prostituta? Kim Chang-ryeol, il direttore dell’orto botanico, ha assicurato che la figura non è la rappresentazione del leader giapponese. «Potrebbe essere un qualunque politico giapponese», ha precisato. La questione è aperta, ma da Tokyo chiedono spiegazioni. Il parco dovrebbe inaugurare al pubblico il 25 agosto. Probabilmente sarà un opening di portata mediatica internazionale se la statua continuerà a far discutere le due capitali.

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