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Prorogata al 2 febbraio la mostra di Man Ray

Ci sarà tempo fino al 2 febbraio per vedere la mostra fotografica di Man Ray al Centro italiano per la fotografia di Torino, incentrata sull’universo femminile. Il percorso della mostra, infatti, è tutto dedicato ad un preciso soggetto, la figura femminile, fonte di ispirazione primaria dell’intera poetica di Man Ray, in particolare nella sua declinazione fotografica. Man Ray, ma anche Lee Miller, Berenice Abbott, Dora Maar, Meret Oppenheim. E Kiki de Montparnasse, Nusch Éluard, Juliet (l’ultima moglie): artiste, modelle, amiche, compagne. E le protagoniste della Parigi degli anni Venti e Trenta, Gertrude Stein, Nancy Cunard, Sylvia Beach, Youki Foujita Desnos. Tutte, in modi diversi, legate per periodi più o meno lunghi a Emmanuel Radnitzky, detto Man Ray (nato a Philadelphia nel 1890), arrivato nella Ville Lumière nel 1921 con la fama di ”dadaista newyorchese”, introdotto da Marcel Duchamp, amico di Tristan Tzara (e anche loro sono in mostra, il primo en travesti e il secondo affiancato da una enorme figura femminile, naturalmente nuda) e subito pronto a mostrare quali magie si potessero fare in camera oscura. Tra le oltre duecento fotografie in mostra, realizzate a partire dagli anni Venti a Parigi fino alla morte avvenuta nel 1976, alcuni dei capolavori che hanno reso celebre il maestro americano a livello internazionale come le leggendarie Le Violon d’Ingres (1924), Noire et blanche (1926) e La Prière (1930).

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