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L’Egitto fa causa a Christie’s

L’Egitto prende misure legali contro Christie’s per aver battuto all’asta a Londra una testa del faraone Tutankhamen, risalente a 3.000.000 di anni fa, nonostante il monito egiziano. La casa d’aste ha infatti venduto il prezioso reperto – che raffigura la testa di Amon nelle sembianze del faraone – per £4.75 milioni (€ 5.29 millioni). Il Paese ha reso pubblico il piano di intentare una causa legale mirata al rimpatrio del manufatto, che sarebbe stato saccheggiato dal tempio di Karnak a Luxor negli anni ’70. Secondo la legge egiziana, qualsiasi ritrovamento scoperto dopo il 1983 appartiene allo Stato, come anche qualsiasi cosa rinvenuta prima di tale date che non abbia un titolo legittimo.

A fronte di tale legge, sembra che per l’Egitto non ci sia altra opzione che la causa legale. «Ci hanno lasciato senza altre opzioni – ha affermato il ministro egiziano delle Antichità, Khaled El Enany – che far valere le nostre ragioni di fronte a un tribunale. Faremo di tutto affinché la testa di Tutankhamon torni in Egitto». D’altra parte Christie’s fronteggia l’accusa sottolineando il fatto che l’opera in passato abbia girato e partecipato a diverse esposizioni più volte senza alcun reclamo da parte del governo egiziano. Il manufatto è passato attraverso diversi proprietari negli ultimi trent’anni. Gli specialisti di Christie’s hanno confermato che la statua era stata acquistata regolarmente da un antiquario di Monaco di Baviera, Heinz Herzer, nel 1985, prima appartenuta a un gallerista austriaco, Joseph Messina, che a sua volta l’aveva ottenuta dal principe Wilhelm von Thurn und Taxis nel 1974, che l’avrebbe posseduta dai primi anni sessanta. Christie’s perora la sua causa infine escludendo che la scultura, alta 28 centimetri, sia stata trafugata.

Quella che si sta giocando in questo momento tra governo egiziano e la celebre casa d’aste tocca d’altronde un tema delicato, che è appunto quello dei beni dell’umanità e della loro proprietà, che, come direbbe il termine, dovrebbero essere fruibili a tutti. Nonostante rispetto al caso in questione molti approfondimenti debbano ancora essere fatti, sarebbe bene che i governi di tutte le nazioni riprendano in mano le fila del discorso e prendano una posizione in tal senso.

 

 

 

 

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