Due punti e a capo - Interventi

Emanuele senatore, nomina sacrosanta

Nominare Emmanuele Emanuele senatore a vita è un segno di indipendenza e di saggezza che soltanto una personalità di altissimo profilo e libera da condizionamenti, com’è il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, può compiere. Se non fosse per il suo carattere schietto, talvolta spigoloso, per la sua idiosincrasia al compromesso e per la sua manifesta distanza dalla politica, Emanuele già da molto tempo avrebbe meritato di essere coinvolto in attività di governo, in alte responsabilità pubbliche o appunto nominato senatore a vita. Il suo curriculum, le sue poliedriche attività professionali, che lo hanno visto protagonista sin da giovanissimo sia nel mondo delle imprese che nelle attività universitarie, le capacità gestionali dimostrate proprio in Fondazione Roma, da lui trasformata da piccola struttura di una cassa di risparmio locale in una delle prime fondazioni benefiche del paese, tutto questo in un paese normale avrebbe dovuto garantire ad Emanuele già da molto tempo una costante presenza nelle massime istituzioni pubbliche.

E invece non è avvenuto proprio per le ragioni che fanno del nobile di origini siciliane una personalità superiore alla media, atipica ed avulsa ai circuiti tipici del potere. Che fossero imprese private, università o fondazioni Emanuele ha sempre fatto bene. E questa non è una opinione ma la storia di un uomo contro corrente che pur di salvaguardare la propria capacità di giudizio e tal volta la propria dignità è sempre andato per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno, calpestando tutti i piedi che c’erano da calpestare per raggiungere gli obiettivi che si era posto. Basti guardare i numeri di Fondazione Roma, con i bilanci sempre in attivo, anche quando altre fondazioni perdevano e anche quando altre fondazioni chiudevano, analizzarne il patrimonio, l’andamento economico finanziario e le liberalità erogate ogni anno per sostenere la sanità come la cultura, il terzo settore come tutto il mondo dei diversamente abili, basterebbe questo sguardo sulle sue attività per capire il livello d’eccellenza raggiunto. Ma Emanuele non è semplicemente questo. Quello che lo rende unico è l’avere dimostrato nei fatti che la cultura, se gestita bene, può essere una fonte di ricavo straordinaria, l’avere detto, ripetuto e dimostrato in saggi scientifici che il futuro dell’Italia non può che passare attraverso un utilizzo sistematico dei beni culturali come strumento di crescita economica. È sua la proposta di fondere il ministero delle attività produttive con il ministero della cultura. È sua la proposta per una nuova gestione solidaristica del welfare. È sua la capacità di mantenere la Fondazione Roma indipendente, cioè lontana dalla politica e dalle banche. Insomma la nomina di Emmanuele Francesco Maria Emanuele a senatore a vita in un paese sereno e lucido sarebbe un atto dovuto, un segno minimo di attenzione e riconoscimento ad una personalità che ha fatto tanto, soprattutto per le categorie più deboli. Ma in Italia si è dovuto attendere l’arrivo di un presidente come Mattarella per guardare alla realtà dei fatti e giudicare una persona come Emanuele per i suoi meriti, per i servizi resi alla collettività, per la sua attenzione poetica a temi come la bellezza e la felicità. Speriamo ora che la nomina da indiscrezione giornalistica diventi realtà.

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