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Ibrahim Mahama cancella Porta Venezia con la sua installazione urbana

Ci siamo quasi. Domani, martedì 2 aprile, Porta a Venezia a Milano ufficialmente non sarà più la stessa. Almeno per un paio di settimane. Fino al 14 aprile, infatti, i due Caselli neoclassici milanesi, un tempo porta d’Oriente della città, appariranno ricoperti da tue enormi teli di juta. Si tratta dell’installazione dell’artista ghanese Ibrahim Mahama dal titolo A friend, sostenuta, voluta e promossa dalla Fondazione Trussardi e che rimarrà visibile durante Miart e la Design week meneghina.

Dopo i suoi grandi interventi all’interno di importanti rassegne internazionali di arte contemporanea – dalla 56. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (2015) a Documenta 14 (2017) a Kassel e Atene –  Mahama ha realizzato a Milano un’installazione su scala urbanistica che coinvolge interamente un luogo simbolo della città: il crocevia di Porta Venezia, una delle sei porte principali della cinta urbana, che sorge sullo stesso asse viario su cui erano sorte in precedenza le omonime porte di epoca romana, medievale e spagnola. Per secoli Porta Venezia è stata per Milano la porta d’Oriente, segnando il confine che delimitava il territorio urbano rispetto alla campagna, luogo che storicamente ha contribuito a definire la topografia di Milano e la relazione tra la città e il mondo esterno, ricorrente tanto nella vita quanto nelle cronache: dall’ingresso della peste che devastò la città con l’epidemia del XVII secolo, passando per le descrizioni nelle pagine de I Promessi Sposi, fino ad arrivare ai quartieri multietnici che oggi si articolano intorno a questo snodo fondamentale. A Friend vuole innescare una riflessione sul concetto stesso di soglia, quel luogo di passaggio che definisce l’interno e l’esterno, il sé e l’altro, l’amico e il nemico. 

Come già avvenuto per le numerose opere pubbliche realizzate da Ibrahim Mahama nelle capitali dell’arte contemporanea in musei, biblioteche, palazzi governativi, teatri e stazioni ferroviarie, anche a Milano l’artista ha avvolto i caselli neoclassici di Porta Venezia con sacchi di juta, creando una seconda pelle che conferisce ai due edifici una nuova identità, portandoci a riguardarli non più come semplici monumenti, ma alla luce della loro origine storica e della loro funzione simbolica ed economica come luogo di scambio commerciale. Rivolgendosi a tutte le persone che quotidianamente abitano e frequentano la città, Mahama ha messo in scena in uno snodo nevralgico per la viabilità cittadina uno spettacolo temporaneo capace di confrontarsi con il passato e il presente di Milano.

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