UNPÒPORNO

Ricordando Ren Hang

Provocante, surreale, erotica, tossica, minimalista. La fotografia di Ren Hang era ed è tutto questo. Le sue composizioni presentano modelli e modelle nudi in posizioni astratte, spesso a contatto con la natura, con gli animali o con il paesaggio urbano. In ogni scatto regnano fissità e solitudine. Nato nel 1987 a Jilin, in Cina, Ren Hang comincia a fare foto mentre studia pubblicità all’università, di cui si stanca presto per dedicarsi totalmente alla fotografia e alla poesia, ma da cui eredita la colorazione satura e la piattezza delle immagini.

Più volte arrestato e ripetutamente censurato dalle autorità cinesi per i contenuti esplicitamente sessuali delle sue fotografie, Ren Hang risponde al New York Times «Non vedo i miei lavori come dei taboo, perché non credo così tanto nel contesto culturale e politico.» E aggiunge «Non vado oltre i confini di proposito, facci solo quello che faccio». Il fotografo queer è stato celebrato e apprezzato all’unanimità nel resto del mondo, esposto al Foam Museum ad Amsterdam, a Stoccolma al Fotografiska Museum e alla Stieglitz19 gallery ad Anversa, giusto per citarne alcuni. Purtroppo tutto questo ha avuto una durata breve: proprio quando il suo primo libro internazionale di fotografie stava per essere pubblicato dalla TASCHEN, a soli 29 anni, si getta dal 28esimo piano del palazzo in cui abitava a Pechino. Colpito da una forte depressione, quello che Ren Hang ha lasciato dietro di sé è invece un corpo sterminato di lavori, traccia visibile della sua vitalità creativa. Ai Wei Wei, anche lui noto per le tensioni con il governo cinese, dopo la morte dell’artista è intervenuto sull’estetica di Ren Hang in quanto appartenente alla nuova generazione di artisti cinesi, celebrandola per la sua bellezza intossicante, ma anche discutendone la sua intrinseca tristezza e superficialità, specchio della realtà della Cina contemporanea. «I suoi lavori interpretavano il sesso secondo la visione cinese, che conteneva quindi un senso di perdita e di tristezza.»  - commenta l’artista – «Nella letteratura cinese o nella poesia, il sesso riguarda qualcosa di impossibile. È molto diverso dall’Occidente. È più sexy»

Ren Hang ritraeva i suoi amici e amanti, con uno stile che ricorda a tratti Ryan McGinely, ma lo faceva su una base di improvvisazione, senza un piano preordinato. «Non credo che la nudità sia provocatoria, è una cosa comune, ognuno ce l’ha» rispondeva a seguito degli attacchi ai suoi lavori. «Mi piacciono le persone nude e mi piace il sesso. Uso la nudità per sentire più realismo e un senso di presenza»

 

 

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