5Points.

Da Ledificio Infinito (ma non solo)

”Ledificio” è una ex scuola elementare che si trova nella parte alta di Maranola, un borgo medievale in provincia di Latina: uno spazio nel quale per diversi giorni si sono sviluppate delle classi di formazione per gli abitanti del posto per costruire insieme a loro una nuova identità del paese. Per un suo nuovo futuro.
Il territorio di Maranola è legato fortemente alla tradizione locale, quindi quella di John Cascone è stata quasi una specie di sfida. Un’impresa.
Così nasce Ledificio Infinito un’opera in più fasi…

Guardare oltre, passato, presente (progressivo), futuro, sono i binari sui quali sviluppi tutta la tua ricerca, sempre con una nota poetica. Immagini sempre qualcosa e se ti riferisci a quello che è già stato, addirittura provi a rielaborarlo. Penso alle tue Ricerche Antiparaboliche iniziate nel 2008 per cui scrissi un pezzo per ”un’archeologia del futuro anteriore”*. Bene, sono passati un po’ di anni ma tutto il tuo lavoro mi sembra all’interno di uno stesso racconto. In Ledificio infinito chiami il futuro, ”lo rievochi”, perché lo vuoi trasmettere: qualcosa di impossibile.
L’impossibile è possibile? E quanto c’è di impossibile in quest’opera e quanto no.

L’impossibile è ciò che non è ancora possibile. Bisogna superare l’idea che non ci sia alternativa, che l’unica via è adattarsi alle forme prestabilite e ripetere il finale già scritto. A Maranola alla nostalgia per un non identificato passato ho preferito far riemergere le tensioni utopiche e progressiste presenti nella fondazione della scuola elementare del borgo. Ho mostrato quanto la scuola sia stata centrale per la trasformazione sociale superando così una visione ”alla libro Cuore” e mostrando invece come una scuola elementare in un borgo del sud Italia fosse un punto di affioramento delle spinte rinnovatrici che hanno avuto origine con il socialismo utopico. Nella performance La Lezione sullorigine del Futuro viene detto: ”…perché quello che a noi oggi risulta scontato in realtà è l’utopia del passato, quello che dobbiamo fare noi oggi è desiderare, desiderare l’impossibile!”. Nell’attuale immobilismo della scala sociale l’esempio della scuola elementare di Maranola sembra qualcosa di irrealizzabile, di impossibile: il figlio di un pastore che diventava medico. Questo mi interessa del passato, le forze rivoluzionarie che hanno dato origine a nuove possibilità di vita e non il consolatorio identitarismo del noi. In Il Futuro esiste?, una delle otto opere che costituiscono Ledificio Infinito, ho utilizzato il sistema di filodiffusione, usato per il presepe e che copre gran parte del borgo, per diffondere le interviste realizzate agli abitanti sul tema del futuro, diffondendo in un contesto fortemente tradizionale una diversa prospettiva sulla realtà, e ampliando la riflessione su un’altra gamma temporale. In Il Giardino radiofonico abbiamo scritto insieme con gli abitanti di Maranola una sedicente trasmissione radiofonica dal futuro, che è stata trasmessa dalla radio locale e che si è trasformata in una visita guidata per sette luoghi “sconosciuti” del paese, una sorta di riscrittura del reale dal punto di vista del futuro. Come in questi casi credo che le pratiche artistiche debbano non tanto celebrare una comunità ma produrre delle riflessioni critiche sulle forme del pensiero che daranno vita alla comunità futura.

Rivivere il tempo non è facile. Quando ti è venuto in mente di iniziare una ricerca sul ”tempo”? C’è stato qualcosa che ti ha spinto in particolare? Mi racconti di un’impressione, un ricordo, una sensazione? Immagino dentro di te una narrazione, una narrazione che è in corso. Che sta girando ancora, che è ”in cerca di”: hai pensato, hai scritto e hai iniziato a voler riscrivere pensieri o storie in maniera soggettiva e per la collettività, sia per comunicare una tua idea al mondo, sia perché l’hai pensata per il mondo. Tu dai nuova forma al pensiero-cosa e alle cose, più in generale. Nuove realtà immaginate, e non importa se il tempo a cui si riferiscono sia passato. Parlami anche delle loro intensità.

La prima immagine che mi viene in mente è un ricordo, avrò avuto sei o sette anni e una zia mi ha regalato Il grande libro della storia. Un libro enorme, come un atlante, con la copertina gialla, in cui c’era tutta la storia dell’umanità, era tutto lì, fantastico. Mi ricordo che non ho l’ho mai letto in maniera lineare ma andavo avanti e indietro. Durante il pomeriggio c’era sempre un momento in cui lo prendevo, guardavo le figure, andavo avanti, poi indietro, ma non lo utilizzavo proprio come un libro, per me era qualcosa in più. Utilizzavo le immagini come sfondo, scenari per altri giochi e così non era strano che i Transformer avessero come sfondo il Foro Romano, i dinosauri la Rivoluzione Francese e che la batmobile scorrazzasse nel deserto con Gengis Khan. Un approccio simile l’ho usato ad esempio nel progetto Lead, una forza legata all’adolescenza che attraversa il tempo e che recentemente si è mostrata attraverso due simulacri: Tony Manero e Sid Vicious. Anche la performance Dellimmondo ha qualcosa del genere: all’interno di un teatro un’ attrice leggeva un testo dove raccontava in tempo reale ciò che io facevo all’esterno del teatro, creando una tensione tra esterno ed interno. L’intento era quello di far slittare simultaneamente due temporalità raccontando il tutto in diretta come se il racconto riuscisse a unire la temporalità della lettura del testo e quella dell’azione. La storia, le storie sono state sempre dei racconti con cui giocare, una materia plastica da modellare, in cui tutte le temporalità convivono, e ancora la penso così…

Viaggi molto nel tempo. C’è stato un momento in cui mentre viaggiavi hai scoperto qualcosa di inatteso? Qualcosa che hai scoperto e che ti ha sorpreso? Anche nella tua vita, intendo. Ci sono tanti momenti all’interno di un’esistenza. Parlami di qualcosa di intimo. Confidami qualcosa. Raccontami anche un’immagine, una visione.

Le grotte sono dei luoghi che mi hanno sempre affascinato. Ero andato ad esplorare le grotte di Contrada Santa Barbara (in provincia di Catania) alla ricerca di un passato remoto, di resti preistorici, fossili, e invece trovai qualcosa di inatteso: i resti d’incontri probabilmente avvenuti nelle notti precedenti, dei fazzoletti usati. Diversi anni dopo ho realizzato tre mappe di quei luoghi esplorati partendo proprio da quel ricordo: ricostruii la conformazione della contrada utilizzando dei fazzoletti e con uno scanner trasformai una piccola scultura di carta in un’immagine di roccia.

La materia. Per quanto la tua sia una ricerca molto di pensiero. Di immateriale. La materia è una un elemento fondamentale nei tuoi lavori. La lasci da parte qualche volta? Stai pensando a qualcosa di più intangibile da sviluppare nel futuro? In effetti il tuo inizio era orientato verso qualcosa di più effimero. Penso a False movement. Pensi ancora a quei “movimenti”. Fai ancora quei pensieri?

Nella performance False movement lo spettatore trovava la via d’uscita seguendo centinaia di fotocopie sbagliate stampate da una fotocopiatrice.  Nel video Male due attori cercano la via d’uscita recitando male il testo che sono costretti a leggere nella speranza che nessuno li guardi più. Nella performance Fuori di copione la lingua è una materia ho cercato di evadere dal linguaggio mostrando i limiti del fare una performance. L’uscita dal linguaggio, dalle forme, dalle narrazioni, il perseguire gli errori, credo che siano aspetti fondamentali del mio lavoro ma in generale è la materia-mondo quella che mi interessa di più.

Ledificio infinito, cosa pensavi prima dell’inizio del progetto, cosa ti ha dato e cosa scorre dentro di te ancora adesso.

All’inizio ho pensato che io e ALAgroup (il collettivo curatoriale che mi ha seguito in questa impresa) stavamo sfidando l’impossibile e alla fine del progetto mi sono reso conto di come l’opera fosse andata al di là di me, di noi, del progetto stesso, diventando un organismo autonomo alimentato dalle energie di tutti coloro che con le loro parole, le loro azioni ci hanno creduto.

 

* https://www.johncascone.it/pubblicazione-antiparabolica

Commenti