UNPÒPORNO

Surrogati. Un amore ideale

Credevo fosse amore, e invece. A volte le relazioni portano con sé delusioni e repentini cambi di prospettiva tanto eccessivi da sopportare. A volte mancano del tutto. E se la controparte non fosse un essere umano ma un oggetto? In un mondo in cui l’interazione con il mondo inanimato è parte integrante della vita quotidiana delle persone, dal computer allo smartphone, dall’automobile alla stampante, nel quale l’intelligenza artificiale è un dato di fatto e non più fantascienza, la definizione di cosa è un oggetto e di cosa non lo è entrata in crisi. Tutto questo si sa. Surrogati. Un amore ideale è la nuova mostra appena inaugurata alla Fondazione Prada Osservatorio, dove l’artista visiva Elena Dorfman (Boston,USA, 1965) e la fotografa Jamie Diamond (Brooklyn, USA, 1983) affrontano il soggetto con un totale di 42 fotografie. Entrambe le artiste prediligono un aspetto specifico e insolito di questo tema universale: il legame emozionale tra un uomo o una donna e una rappresentazione artificiale dell’essere umano. Fermi immagine di vite reali, e non costruzioni teatrali, di uomini e donne in piena armonia con oggetti altamente simili a neonati e donne adulte. La domanda qui va oltre la relazione con l’oggetto, perché mira ad esplorare l’amore umano erotico, familiare, affettivo e a ripensarlo alla luce di ciò che interviene nella nostra vita e che ha un suo ruolo, che sia vivo o no. Dorfman e Diamond hanno ritratto i surrogati come creature desiderate e idealizzate, oggetti-feticcio dotati di una propria esistenza condivisa con partner o madri in carne e ossa, o anche con i loro parenti più vicini. Come spiega la curatrice, Melissa Harris, «rappresentando scene convenzionali di vita domestica, amore e/o erotismo, le fotografie di Dorfman e Diamond trasmettono un pathos inatteso».

Siamo oltre lo svuotamento di significato post-modernista degli oggetti, risultato della disgregazione dei rapporti familiari di cui parlava Jean Baudrillard nel 68. Le opere in mostra all’Osservatorio della Fondazione Prada non intendono giudicare, né commentare, ma più semplicemente documentare un’evidenza che è sempre più reale e sempre meno cinematografica. Meno concettuale dell’operazione che Spike Jonze fa con Her nel 2014 e soprattutto meno futuristica, piuttosto, estremamente attuale. In Giappone e negli Stati Uniti il fenomeno delle bambole sessuali robotiche non è più un mistero. L’industria del sesso ad alta tecnologia ha già un giro d’ affari pari a 30 miliardi di dollari (La Repubblica, 2018). Elena Dorfman con Still Lovers (2001-04), la serie di fotografie che le ha dato visibilità internazionale, si è addentrata nei rapporti che si creano tra umani e donne sintetiche perfettamente replicate, quasi costringendo l’osservatore a riconsiderare la propria visione di amore.  Testimonianza di scene di vita quotidiana, nelle quali persone comuni condividono il proprio spazio con realistiche bambole erotiche a grandezza naturale, queste fotografie non intendono enfatizzare una devianza esplicitata da questi surrogati sessuali, più che altro di rivelare un loro lato nascosto, facendo emergere un ritratto dell’intimità tra carne e silicone. «Questo corpus di opere testimonia un modo di vivere inquietante e al tempo stesso commovente. – racconta Elena Dorfman – Non intendo dare giudizi, ma piuttosto offrire ai protagonisti di questo mondo segreto la possibilità di condividere con me la loro quotidianità. Osservo scene di vita domestica e dinamiche familiari svolgersi all’interno delle loro case».

Nelle serie Forever Mothers (2012-2018) e Nine Months of Reborning (2014), Jamie Diamond documenta la vita di una comunità outsider di artiste autodidatte chiamate Reborners, che realizzano e collezionano bambole iperrealistiche con cui interagiscono per soddisfare il proprio desiderio di maternità. Per I Promise to be a Good Mother (2007-2012), Diamond si è ispirata a un diario che teneva da bambina ed ha condotto una complessa esplorazione degli stereotipi sociali e delle convenzioni culturali che riguardano la relazione tra madre e figlio: l’artista impersona la madre perfetta, indossando gli abiti di sua madre e interagendo con Annabelle, una bambola reborn.

Surrogati. Un amore ideale.
Fondazione Prada Osservatorio, Milano
Corso Vittorio Emanuele II
21 febbraio – 22 luglio 2019

Info: http://www.fondazioneprada.org 

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