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Cardi Gallery chiama Dan Flavin. L’opening il 19 febbraio

Le luci fluorescenti di Dan Flavin invaderanno gli spazi della Cardi Gallery di Milano martedì 19 febbraio. Fino al 28 giugno, una corposa mostra di quattordici opere dalla fine degli anni ’60 agli anni ’90, a sottolineare l’evoluzione delle ricerche dell’artista americano sulle nozioni di colore, luce e spazio scultoreo. Artista che non ha bisogno di presentazioni, Dan Flavin (1933-1996) è noto al mondo per le sue installazioni e opere scultoree realizzate esclusivamente con lampade al neon disponibili in commercio. Ad affiancare la mostra, organizzata in collaborazione con The Estate of Dan Flavin, un catalogo illustrato che include un saggio dello stimato critico d’arte italiano Germano Celant. Seguire l’evoluzione creativa di un artista è sempre interessante per apprezzare e meglio comprendere il suo lavoro. Dan Flavin per esempio, inizia nell’estate del 1961 realizzando schizzi per sculture che incorporano luci elettriche. A quel tempo lavora come guardia presso l’American Museum of Natural History di New York. Nel corso dello stesso anno, quegli schizzi diventano assemblaggi di luci e costruzioni di Masonite dipinte di un unico colore, e li chiama “icone”. Nel 1963, scompare il supporto rettangolare, e Dan Flavin inizia a lavorare con le sue lampade luminose. Nel 1968, l’artista amplia l’occupazione dello spazio, espandendo le sue sculture ad interi ambienti come camere e corridoi, di cui Documenta 4, Kassel, è un mirabile esempio, con l’intera galleria riempita di luce ultravioletta. Contro la percezione generale e anche una certa critica, Flavin ha sempre negato la presenza di qualsiasi dimensione trascendente, sublime o simbolica nelle sue opere, pura immanenza e niente di più. Secondo lui le sue installazioni scultoree rispondevano semplicemente ad uno specifico ambiente architettonico con della luce fluorescente, e niente di più.

 

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