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Gravità Zero

Dopo la copertina, la presentazione dei contenuti, una selezione di pagine del giornale, vi proponiamo un estratto dall’introduzione del focus del nostro nuovo numero appena uscito. A firmarla è Livia Giacomini dell’Istituto nazionale di astrofisica che cerca di aggiornarci sulle novità inerenti l’esplorazione spaziale. Cosmo e arte contemporanea è infatti il tema di questo focus che dopo lo scritto della Giacomini presenta interviste a Monica Bello del Cern e Ulrich Bert della Nasa.

Viviamo in un’epoca di incredibili opportunità. Parlando di astrofisica e di esplorazione spaziale, siamo in un momento analogo a quello in cui i pionieri del far west venivano ancora considerati folli e, solo da alcuni, ammirati come eroi. Ma il mondo iniziava anche a capire che sulla loro scia sarebbero potuti sorgere palazzi, ferrovie, città e altre forme di commercio e civilizzazione. Eppure, sarebbe lecito avere qualche dubbio, per chi ricorda l’ultimo uomo ad aver camminato sulla Luna nel lontano 1972 e pensa che da quel momento, dopo oltre 40 anni, non ha visto nessun altro piede umano solcare il suolo di un altro pianeta o satellite. In realtà l’uomo ha ben speso questi ultimi decenni, circondando la Terra di satelliti e costruendo una prima casa nello spazio.

Si chiama Stazione Spaziale Internazionale, SSI, e orbita intorno alla Terra a circa 400 Km sopra di noi. Al suo interno coabitano uomini provenienti da tutte le nazioni, che si alternano per condurre esperimenti e testare nuove tecnologie. Aver costruito questo avamposto come forma di collaborazione internazionale è un risultato che forse diamo per scontato ma che è unico dal punto di vista politico. E altrettanto importante da un punto di vista tecnologico. Anche se non ce ne rendiamo conto, molti oggetti di uso quotidiano sono nati nello spazio o per lo spazio: i pannelli solari, il GPS dei nostri navigatori, i sensori delle nostre fotocamere, i termometri a infrarossi sono solo alcuni esempi. Anche solo essere in grado di andare e tornare dalla SSI portando uomini, viveri e strumentazione, ha posto e pone una grande sfida tecnologica che impone di trovare alternative sicure ed economicamente valide all’americano Shuttle, andato in pensione nel 2011. Sono di questi giorni i tentativi avventurosi di lanci di razzi low-cost e riutilizzabili, sviluppati da investitori privati e da paesi come l’India e la Cina, del tutto nuovi in questa corsa allo spazio.

Si prospetta un futuro fatto di nano satelliti costruiti e lanciati in casa ma anche di grandi collaborazioni internazionali, necessarie per vincere le sfide poste dall’esplorazione spaziale umana. Sfide scientifiche e tecnologiche come la necessità di creare forme alternative e più veloci di propulsione ma anche di proteggere i futuri astronauti da particelle e radiazioni dannose e dalle altre insidie della vita nello spazio. Se è vero che a causa di queste limitazioni dovremo ancora attendere per vedere il primo uomo su Marte, è anche vero che il Sistema Solare ci è sempre più vicino. Questo grazie alle molte missioni robotiche che in appena 50 anni sono state per noi occhi, orecchie, nasi e molto spesso mani, per esplorare luoghi assolutamente ignoti come pianeti, asteroidi, lune e comete, in imprese che hanno dell’incredibile. Come il lander Huygens, atterrato su Titano, misteriosa luna di Saturno, rivelando l’esistenza di un mondo per alcuni versi simile alla Terra, con stagioni, piogge, continenti e oceani.

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