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Panama Papers, uno scandalo che investe anche il mercato dell’arte

Quello dei Panama Papers è un ciclone che sta inondando anche il mondo dell’arte. Tra i documenti trapelati da una delle più importanti società del mondo, Mossack e Fonseca, c’è anche una grande quantità di informazioni sul funzionamento del mercato dell’arte. Rivelazioni che interessano numerosi mercanti, opere sequestrate dai nazisti e che rivelano loschi traffici di denaro. Una delle opere interessate è Uomo con il bastone di Modigliani. Di proprietà del mercante d’arte ebreo Oscar Stettinger, nel 1996 sarebbe stato acquistato all’asta dalla famiglia Nahmad, che, tuttavia, ha sempre negato di possedere la tela. Secondo quanto emerso in questi giorni, il dipinto sarebbe di proprietà dell’International Art Center, una compagnia offshore registrata a Panama, messa in piedi proprio dai Nahmed grazie all’aiuto della Mossack e Fonseca, che avrebbe quindi avuto un ruolo determinante nella disputa tra le famiglie. Dai Panama Papers emergono transazioni di migliaia di dollari poco chiare, aste manipolate e vendite private che riguardano anche la famiglia Thyssen- Bornemisza, il magnate cinese Wang Zhongjun e la nipote di Picasso. La segretezza spesso usata nelle transazioni commerciali, che evita di rendere pubblici i nomi di compratori e venditori rispettandone la privacy, è un sistema che ha incoraggiato lo sviluppo di una rete di evasione fiscale, riciclo di denaro sporco che ha fatto salire le quotazioni alle stelle. Come rivela L’Espresso, Mossack Fonseca è implicato anche nell’esito di una delle aste che hanno cambiato il mercato dell’arte degli ultimi anni: la vendita della collezione di Victory e Sally Ganz da Christie’s New York nel novembre 2007. Nel mirino anche Bouvier e Rybolovlev, imprenditori attivi a Ginevra, porto franco e punto di snodo per il commercio fraudolento di opere d’arte.

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