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A Palazzo Altemps una mostra raccoglie un centinaio di opere con un tema centrale, la rovina

Le macerie di Beirut fotografate da Gabriele Basilico, le vedute di Giovan Battista Piranesi, la Marcia funebre dell’Eroica di Beethoven, c’è un filo conduttore che accomuna questi elementi. Una mostra a Palazzo Altemps a Roma mette insieme circa 120 immagini con l’idea centrale della rovina, indagata da diverse angolazioni, interpretata con gli occhi degli antichi, dall’occidente all’estremo oriente, e dai personaggi più diversi: dall’erudito del ‘500, al turista contemporaneo, passando per intellettuali, registi, poeti, sociologi e musicisti. Fino al 31 gennaio la mostra, intitolata appunto La forza delle rovine,mostra come l’idea di Rovina, di volta in volta suggestiva, inquietante, terribile, identitaria, sia sempre stata presente nell’umana percezione della realtà. Curata dall’ideatore Marcello Barbanera e dalla direttrice di Palazzo Altemps, Alessandra Capodiferro, la mostra, divisa in 9 sezioni, si apre sulle catastrofi, naturali e artificiali, col Massacro di Palermo di Guttuso o la copertina del New Yorker sull’11 settembre. Alla poetica del frammento è dedicata, invece, la seconda sezione, che ruota intorno al Torso di Polifemo della collezione Altemps e alle sculture di divinità restaurate e integrate nel ’600 e nel ’700. Dai Paesaggi di rovine con Roma protagonista, che caratterizzano la pittura dal XVI secolo, si passa poi ai Paesaggi rovinati ritratti dai fotografi contemporanei, come Basilico e Burtynsky per arrivare all’anatomia delle rovine nella sezione dedicata a Piranesi. Infine nell’ultima sezione (Ri)costruire le rovine ci si interroga sul rapporto fra archeologia e modernità.

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