Interventi - L'angolo critico

Quando l’arte sale in politica e scende in strada

Il primo a sferrare il colpo, in ordine temporale, è stato un signore che non soltanto adora Roma perché Roma, da Capitale d’Italia qual è e culla di storia e cultura, deve essere necessariamente venerata. È un signore che ha saputo cogliere, descrivere e raccontare angoli e caratteri identitari di una città che sfuggono ai più ma che nel momento in cui ti si palesano davanti, ti lasciano senza respiro.

Era giugno quando il regista Carlo Verdone tuonava: «mentre la Capitale dovrebbe essere il biglietto da visita del Paese, l’elenco del degrado è lunghissimo». «Una città sporca, poco illuminata che non è abbastanza vigilata», in cui bisognerebbe, in sostanza, «recuperare il senso etico». Nessun riferimento all’attuale amministrazione che, dal Campidoglio, regge le sorti della città eterna. Nessun attacco diretto alle politiche o alle scelte di governo attuate dal sindaco Marino e dalla sua giunta. Non erano però neanche affermazioni, le sue, dettate da una ”momentanea stravaganza” o dovute a un ascolto ripetitivo della canzone Viaggi e Miraggi di Francesco De Gregori. Perché basta attraversarla per accorgersene: quella città non soltanto ”sembra una cagna in mezzo ai maiali”, lo è davvero.

E allora eccola che inizia a formarsi l’opposizione di chi non fa politica, ma tuona più di quelli che occupano, nella minoranza, uno scranno in aula Giulio Cesare. E che riescono a far inviperire (ricevendone indietro ovazioni e applausi), ancor di più l’animo già prostrato dei romani. Di quelli che cercano di rispettare la nuova raccolta differenziata ma che poi si ritrovano pile di cartoni sotto il portone di casa perché gli operatori dell’Ama (la municipalizzata capitolina dedita alla pulizia) non passano a raccoglierli. Di quelli che devono fare attenzione a portare i figli ai parchi pubblici perché o sono devastati – come l’area giochi di villa Ada – o pieni di siringhe usate dai tossicodipendenti. O ancora di quelli che si spostano per la Capitale usando i dannati mezzi del trasporto pubblico, pregando di non essere aggrediti o derubati, mentre d’estate sono costretti a tapparsi il naso per non respirare il tanfo sprigionato dalla metropolitana.

Dopo di lui, dopo Verdone, la schiera di chi rifugge la politica ma che, per fortuna o disgrazia, ha iniziato a farla si è ampliata. Alessandro Gassmann ci ha guadagnato perfino un emendamento, il cosiddetto ”lodo Gassmann” approvato, nei giorni scorsi, dall’Assemblea capitolina durante la lunga maratona per il nuovo contratto di servizio tra Campidoglio e Ama. In sostanza, dopo la campagna mediatica #RomaSonoIo lanciata dall’attore a luglio per scuotere i cittadini a fare qualcosa per il decoro della città, il Campidoglio ha deciso di premiarlo. Scope e ramazze saranno fornite dall’Ama ai cittadini che decidono di adottare una strada o un marciapiede e prendersi cura della loro pulizia. L’esercito dei lamentosi-oppositori non si è fermato. Vuoi il leitmotiv che sembrava funzionare, vuoi il reale bisogno di denunciare nell’interesse esclusivo della ”res publica”, anche Gabriele Muccino – che, bisogna pur dirlo, non se l’è filato nessuno per quanto sia stato l’unico ad accusare direttamente il sindaco – ha sentito il bisogno di dire la sua sullo stato d’incuria in cui versa la città. Postando le foto della Fontana di Trevi, prima e durante il restauro, assediata da venditori ambulanti, il regista twittava: «Fontana di Trevi era così. Poi è arrivato @ignaziomarino e l’ha trasformata in questo degrado. Un genio. #terzomondo». A seguire nell’ordine delle apparizioni e delle citazioni dotte, sono arrivati, man mano, Eros Ramazzotti, Antonello Venditti, Gigi Proietti, Nancy Brilli e, dulcis in fundo, Christian De Sica. Quest’ultimo, al sindaco – impegnato in questi giorni in un viaggio negli Stati Uniti per incontrare Papa Francesco ma soprattutto per accaparrarsi qualche mecenate pronto a investire nel recupero delle bellezze di Roma – ha dato un misero 5. Rimandato al prossimo anno. E se l’è presa pure con il collega Gassmann e il suo emendamento. Pulire le strade? «Ma che stupidaggine è – ha detto De Sica ai microfoni di Un giorno da Pecora – per provocazione va bene, ma le pulissero loro (l’amministrazione) visto le tasse che paghiamo».

Alla fine nulla di memorabile, ma se il successo dei ”noti” prestati alla politica l’avesse riscosso la vera opposizione di palazzo Senatorio, quella che riceve oboli e sempre più di rado applausi, forse una notizia – e non di colore – sarebbe venuta fuori.

Commenti