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Moving mountains, personale di Fekete tra astrazione e figurazione alla M77 gallery

Il divenire caro a Eraclito, quel panta rei inteso come movimento, mutamento ed eterno scorrere della realtà, si ritrova, senza troppa fatica, nella ricerca di artisti che hanno indagato sui cardini della prospettiva nella figurazione, e nel conseguente rapporto che quest’ultima instaura con l’astrazione. L’interessante dialogo interpretato da Robert Fekete, giovane pupillo di Adrian Ghenie e allievo della scuola di Cluj, tra astrazione e figurazione, non propone una compenetrazione e una fusione tra le due dimensioni, come per il più arduo Cy Twombly, bensì sovrappone i differenti piani senza stravolgerli, unendoli ma al contempo tenendoli ben separati: ecco così che i paesaggi di Fekete, sia che rappresentino monti, mari o cascate, ospitano cornici astratte e colorate tipicamente pop, forme e colori che dialogano silenziosi con la natura. L’artista lega l’icona senza tempo del paesaggio, in cui talvolta è chiara l’influenza di Doig o di Bas, alle figure poppeggianti e fresche, come ad unire le basi della pittura contemporanea. Il suo ultimo progetto è moving mountains, a cura di Luca Beatrice, ospitato dall’imponente sede, dal tocco industrial, della M77 gallery a Milano, che accoglie circa 40 tele a tecnica mista, in cui si mescolano olio, acrilico e vernice spray, accompagnate da spontanei e vivaci pastelli. Info: www.m77gallery.com

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