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Caso Museo d’Orsay, lo sciopero del personale lascia fuori i visitatori

Tutto il mondo è paese. Dopo il discusso caso del Colosseo, dove il personale per motivi sindacali (il ministero non pagava da mesi gli straordinari) ha tenuto chiuse le porte ai visitatori, anche a Parigi è scoppiata una polemica analoga. Il caos ha riguardato il Museo d’Orsay, dove ieri inaugurava l’attesissima mostra Splendori e miserie, incentrata sul tema della prostituzione fra il 1850 e il 1910. Il personale, proprio nel giorno dell’apertura al pubblico della mostra, ha deciso di incrociare le braccia per protestare contro la decisione del ministero della Cultura di garantire l’apertura del museo anche il lunedì, tradizionale giorno di chiusura settimanale, per le visite delle scolaresche. Il sindacato di settore ha deciso di dare risalto mondiale alla rimostranze, facendole coincidere con la data evento. Le polemiche non hanno tardato a manifestarsi. Parecchi gli italiani, ma anche i tedeschi, gli americani, decine di giapponesi sono rimasti, rassegnati, in balia delle guide turistiche, tutti esasperati sotto la pioggia, senza sapere cosa stesse succedendo. In molti erano arrivati oltre un’ora prima per non fare la fila e alle 11 si sono ritrovati gomito a gomito con una marea di ombrelli aperti a battere i piedi e le mani a ritmo, in segno di protesta. Alla fine della mattinata è arrivato l’annuncio: mostra chiusa fino a nuovo ordine per la protesta contro l’apertura 7 giorni su 7 invisa al sindacato.

A data da destinarsi, quindi, la mostra Splendori e miserie, dedicata agli anni in cui artisti come Degas, Cezanne, Toulouse-Lautrec, Van Gogh e poi Picasso si ispiravano alle prostitute parigine, fra la Terza Repubblica e la Belle Epoque. Un’esposizione ricchissima, con opere confluite da musei di mezzo mondo, da Amsterdam a Chicago. Primo protagonista, il bordello, la casa chiusa. Spesso luoghi elegantissimi, con le tappezzerie rosse e le tenutarie con il loro registro aperto sul tavolo, le ragazze in attesa en salle. L’uomo è quasi sempre un cliente col cilindro, che qualche volta sbuca dalle quinte di un teatro di varietà, altre volte si attarda nella scelta della preferita. Altro protagonista di quadri e schizzi, il boulevard. Le ragazze che passeggiano, il lampione a gas per avere un po’ di tepore, il mistero e l’oscurità. Non manca un capitolo dedicato all’ambiguità di atelier e fabbriche, negozi e boutiques dove spesso le signorine sfruttate – che non arrivavano a fine mese con la paga – arrotondavano facendosi mantenere da qualche cliente. Le danzatrici di Degas non erano sempre solo artiste, nel quadro Ballet – L’Etoile, le ragazze sono in scena, ma un cilindro nero spunta da dietro il sipario, un probabile protettore. C’è Parigi capitale dei piaceri, con Toulouse-Lautrec e l’epopea delle Folies-Bergeres, gli scorci sensuali dipinti da Edouard Manet, i disegni erotici di Picasso e l’ambivalente Olympia di Cezanne. Non mancano due sezioni vietate ai minori di 18 anni: le prime immagini scattate le anonimi nei bordelli e poi fatte girare clandestinamente e addirittura la prima pellicola porno, un amplesso in campagna fra un viandante e una contadina, film del 1920, autore rigorosamente anonimo.

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