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Francesca Leone alla Triennale

Quando ho conosciuto Francesca Leone ancora prima di vedere le Sue opere dal vivo e visitare il Suo studio fui subito colpito dal Suo sguardo e dagli occhi intelligenti e osservatori che riflettono l’animo di una persona estremamente sensibile e profonda che tutto esamina ed analizza con grande attenzione. Francesca è un’artista che parla poco ma pensa molto; la Sua timidezza e i Suoi silenzi sono una preziosa peculiarità. Francesca in realtà parla continuamente a se stessa elaborando continuamente tutto ciò che percepisce. La Sua arte è la vera espressione di se stessa dove trionfa sempre con energia e delicatezza un’analisi a volte anche spietata dell’uomo, dei Suoi comportamenti e dell’ habitat che lo circonda. Il Suo studio in una Roma immersa nel verde e nella pace così lontana da quella caotica e rumorosa che tutti conosciamo è un fantastico laboratorio di idee e di raccolta di materiali che trasforma in opere d’arte uniche per bellezza, poeticità e introspezione.

Leone, dopo un ciclo di mostre prestigiose a livello internazionale quali il Museo dell’Accademia russa di Belle Arti a SanPietroburgo, il Museo di Arte Contemporanea Mac di Santiago del Cile che l’hanno vista protagonista insieme ad importanti personali nel 2014, torna in Italia con questa inedita mostra alla Triennale di Milano. Our Trash è il quarto ciclo del lavoro di Leone. Il primo è quello dei volti di personaggi che hanno fatto la storia dell’umanità da Gandhi a Kennedy, dal Papa a Ben Gurion. Il secondo denominato Flussi immobili si sofferma sull’espressività di persone comuni sottoposte a getti d’acqua che cancella i lineamenti, né stravolge le sembianze e l’anima esce in tutta la sua impellente necessità di respirare. Il terzo è quello di Corpo e Terra dove l’attenzione si sposta dal volto al corpo e il corpo di donna nasce dal paesaggio in un vero e proprio processo di metamorfosi. Il quarto ciclo è quello attuale in cui la Leone continua in modo sempre più particolare ad usare materiali diversi spesso di scarto e di riciclo dalla plastica alla terra, dai rami d’albero ricoperti di catrame a colle pesanti. Il tema è quello della contrapposizione delle bellezze della natura con le nefandezze compiute a danno dell’ambiente che viene devastato dai rifiuti.

La nuova serie delle opere Our Trash ha dato vita a questo progetto per la Triennale di Milano, realizzando una mostra di interesse artistico, culturale e sociale totalmente nuova e di primaria importanza che porta ad una riflessione dell’uso indiscriminato dell’ambiente da parte  dell’uomo. Quest’ultima opera è composta da 18 grate in alluminio che creano un’unica installazione, una grande piattaforma su cui lo spettatore potrà camminare, osservando ed entrando in interazione con l’opera. Dalle fessure delle grate emergono le testimonianze di tanti passaggi: mozziconi di sigarette, plastiche, sassi, carta, chiavi, rifiuti e monete sono il racconto di storie quotidiane e di un tempo fermato. La Sua installazione inconsciamente è stata realizzata con il contributo di centinaia di persone che con gesti irrispettosi hanno sparso in giro ogni tipo di rifiuto e di oggetto. Questo lavoro, che si inserisce nel dibattito vitale sulla necessità di salvaguardare l’ambiente, esprime anche un forte e significativo senso estetico. Francesca ci dimostra come il recupero educato di materiali inquinanti si può realizzare qualcosa di speciale che appaga l’occhio e contemporaneamente stimola il pensiero insegnandoci a comportarci diversamente per salvaguardare la natura e quindi noi stessi. L’uomo senza la natura non può esistere, il nostro dovere è di rispettarla; ci sono molti modi per tramettere questo pensiero e Francesca Leone lo fa ineccepibilmente attraverso l’arte.

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