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Eugenio Tibaldi presenta i prossimi progetti artistici

«La Calabria, come la Campania e molte altre regioni d’Italia, con le sue architetture ha superato la definizione di ”non luogo” ed è diventata un ”iperluogo”, un posto cioè dove il superamento di qualsiasi barriera estetica, ambientale ed architettonica rende in qualche modo tutto più facile. Una specie di punto zero dal quale ripartire». In queste parole vi è molto della ricerca creativa di Eugenio Tibaldi, l’artista di Alba trapiantato a Napoli che indaga artisticamente sull’osceno quanto sull’illecito come strumenti di analisi architettonica e sociale per la palingenesi del territorio o di una comunità. Da anni in residenza itinerante nei quartieri più difficili di Napoli, Tibaldi si trova ora in Calabria. In visita al museo Marca (video) e all’eccellente Parco della Biodiversità di Catanzaro, dove viene ben conservata una delle migliori collezioni di opere contemporanee da esterno, (da Tony Craigg ad Antony Gormley, da Mimmo Palladino a Jean Fabre), Tibaldi racconta i suoi ultimi lavori e offre un’anticipazione del prossimo. «Napoli è una metropoli complessa che offre spunti di grande interesse – racconta Tibaldi – la mia ricerca consente di chiarire alcuni aspetti di una realtà spesso fraintesa e apre prospettive del tutto coerenti con la sostanza della più recente ricerca architettonica». Tibaldi, che a Napoli ha esposto al Madre e in una stazione della nuova metropolitana (completamente dedicata ad alcuni dei suoi lavori fatti in loco), parte da uno studio del territorio e da un’opera di documentazione fotografica. «I miei ultimi lavori – spiega – sono una selezione delle migliaia di fotografie che ho fatto nei quartieri e nelle periferie di Napoli che poi allestisco con copie di progetti e oggetti prelevati nei luoghi che visito». L’esito è di grande impatto. Nei lavori di Tibaldi le contraddizioni di una certa edilizia e di un percorso urbanistico selvaggio emergono in tutta la loro forza e la loro violenza. Ma alla fine del percorso, ed è questo un tratto distintivo della cifra espressiva dell’artista piemontese, si apre la porta del cambiamento e si scorge uno stimolo fortissimo ad aprirla. Così del resto è stato il lavoro presentato alla Biennale di Cuba (una performance sotto forma di sessione di poker!) e così sarà anche il prossimo lavoro. «Come ho fatto per Napoli – spiega Tibaldi – farò per un’altra grande città italiana, perché alla fine le periferie hanno un filo conduttore comune».

 

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