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Salvatore Settis ammonisce: ”Meno marketing e più personale per la cultura”

Sui nostri social avevamo accennato giorni fa alla discutibilità della scelta di investire molti milioni di euro (circa 8) nei lavori per realizzare l’arena del Colosseo da adibire a concerti e altri eventi. Oggi sulle colonne di Repubblica parla Salvatore Settis, che biasima questa decisione: ”Riempire l’arena del Colosseo non è una priorità. C’è una bella differenza tra restaurarlo e trasformarlo per ospitare spettacoli”.  Secondo l’archeologo e storico dell’arte, che nel 2009 si dimise dalla presidenza del Consiglio superiore dei beni culturali in contrasto con l’allora ministro Bondi e già autore del saggio-denuncia L’Italia spa. L’assalto al patrimonio culturale, ”da Veltroni in qua ci sono stati dieci ministri e cinque riforme: un’overdose per il ministero dei Beni culturali. Di tutte, quella di Franceschini, che nasce da una commissione di studio voluta dal predecessore Bray, ha un’idea di base più chiara. Ma non vuol dire che vada tutto bene. Non sono tra quelli che dicono che sia meglio che nulla cambi. Il punto più preoccupante è che, se questa riforma ha al centro i musei – in particolare i venti scelti come più importanti – dall’altro lato impoverisce di personale le soprintendenze territoriali. Quelle di Roma, Firenze e Napoli hanno nove storici dell’arte in tutto: come faranno a tutelare l’immenso patrimonio a loro affidato? Il vero punto per capire se questo governo rispetterà l’articolo 9 della Costituzione è se verranno fatte nelle soprintendenze territoriali le massicce assunzioni di cui c’è assolutamente bisogno. Di questo si parla troppo poco”, spiega. E aggiunge: ”Nel 2008, Berlusconi e Bondi tagliarono in modo massiccio i finanziamenti alla cultura di un miliardo e 300 milioni euro. Se quella ferita non sarà sanata (e nessun governo lo ha fatto, nemmeno questo ) e non si provvederà a nuove assunzioni, ogni riforma resterà vana”. Sostiene poi che ”l’estensione del silenzio-assenso nell’ambito della tutela del paesaggio è anticostituzionale. Non è mai accaduto nella storia che venti direttori di musei diversi siano nominati con un’unica procedura. All’estero appare inconcepibile. Vedremo i risultati, ma la fretta è cattiva consigliera. Le regole per la tutela del paesaggio si allentano continuamente, e sarà ancor peggio quando i soprintendenti, esautorati, ubbidiranno ai prefetti”.

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