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”A box”, l’ultima burla artistica di Wright Grimani

Wright Grimani ha raccolto l’invito dei padiglioni Guatemala e Grenada presenti alla 56esima edizione della Biennale di Venezia e, al posto dell’opera che aveva annunciato, un televisore trasformato in sedia per disabili, ha deciso di spedire e poi di esporre lo scatolone che avrebbe dovuto contenerla. Nel cubo di cartone di 50 centimetri per lato e perfettamente imballato gli organizzatori non hanno trovato un bel niente. E così, Il pacco alla più importante manifestazione italiana in tema di arte contemporanea, è servito. L’artista romano, che da tempo riflette sul collasso del sistema mediatico e in particolare sulla ormai assenza di contenuti che investe il mondo della televisione e dei media in generale, amplia il concetto estendendolo, secondo la sua ricerca, al mondo dell’arte ed ai criteri di scelta degli operatori del settore. La provocazione è andata in scena all’Officina delle Zattere, al vernissage della mostra Grazie Italia, l’8 luglio. L’opera-performance, dal titolo già di per se eloquente A box, giaceva a terra in un angolo della sala principale e praticamente nessuno se n’è accorto tanto che i visitatori su quello scatolone ci appoggiavano cataloghi, borse, chiavi, telefoni cellulari, insomma di tutto. Da qui la decisione di delimitare l’opera in scatola con barriere protettive.

Le scorribande provocatorie di Grimani non sono una novità. Lo scorso anno, in piena Triennale di Roma, ha fatto sfilare tra le sale che ospitavano l’esposizione artistica un corteo funebre con tanto di cassa da morto dipinta con le barre del monoscopio televisivo tra gli sguardi increduli dei visitatori. A novembre si è presentato con un’installazione riferita ai tragici fatti del G8 di Genova del 2001 ricostruendo la scena che vede il giovane Carlo Giuliani a terra vestito coi doppi panni del contestatore e del carabiniere e, sotto il passamontagna, un televisore al posto della testa. Ma il repertorio è vasto: televisori ed antenne vintage modificati che prendono le sembianze di carcasse di aeroplani, aspirapolvere, roulotte, sedie a rotelle oppure scenari con corpi umani dalle teste televisive sdraiati su letti di ospedale o di obitorio.

Grimani ha spiegato: «Quando ho visto che, nonostante la didascalia che indicava chiaramente autore e titolo, nessuno si è accorto che si trattava di un’opera ho pensato che il messaggio era giunto al destinatario proprio come immaginavo. Molte verità sono proprio sotto i nostri occhi ma siamo portati a non accorgercene. Se mi compro un televisore e mi consegnano solo la scatola che lo contiene non mi fa differenza. Forse ho perso dei soldi ma alla lunga ci guadagno tanto tempo da occupare in attività molto più costruttive. Della cultura e della corretta informazione oggi non frega più a nessuno». L’ opera di Wright Grimani era certamente tra le più attese anche perché l’artista è solito non rivelare mai in anticipo alcun particolare. Anche se sul suo profilo facebook aveva anche pubblicato l’immagine dello scatolone ma nessuno ha pensato che si trattasse solo del primo atto di una burla artistica che evidentemente ha sortito l’effetto voluto.

Dall’8 luglio all’8 agosto
Officina delle Zattere, Fondamenta Nani 947, Venezia

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