The Last 2.0, la performance di Ralph Hall per la fiera

Basilea

Durante i quattro giorni di Art Basel l’artista Ralph Hall, tra gli stand della fiera, così come per le strade della città, lavora per The Last 2.0, una performance spettacolare soprattutto per il messaggio che vuole trasmettere. L’artista, non nuovo ad azioni forti ed eccentriche (pensiamo a Tooth Brush e The Last Video, entrambi del 2012), indossando un’elegante tuta nera e un raffinato mantello colorato, occhiali scuri, parrucche impreziosite da bacche di more, dapprima visiterà la Fiera inginocchiandosi davanti alle opere che maggiormente lo impressioneranno mentre si lava i denti, poi percorrerà le gallerie di Art Basel con la testa rinchiusa in una gabbia. Volendo ribadire la sua

philosophy, espressa anche nelle Mostre precedenti di Milano, Brescia e Nizza, ovvero che: «C’era una volta un mondo dove l’uomo viveva in armonia con la natura, in equilibrio con tutte le specie del nostro pianeta», Hall intende osservare il mondo attraverso gli occhi alienati degli animali rinchiusi nelle gabbie. Durante questa performance «voglio stritolarmi, vivere a stretto contatto con il freddo metallo di una rete – afferma l’artista – scoprire e accettare una follia nuova, lo stato di essere catturato, impotente oggetto nelle mani di altri. Restando con il viso nella gabbia e muovendo le braccia e le gambe nel tentativo, vano, di liberarmi – prosegue Hall – voglio esprimere la situazione di soffocamento vissuta dagli animali rinchiusi nelle stive delle navi, nelle voliere, in qualunque spazio angusto delimitato da sbarre, ed il loro disperato ed inutile tentativo di liberarsi da questa costrizione». Unica compagnia consolatoria in questa performance, la musica, in particolare quella di Mozart e Madonna, grazie alla quale, quasi in una catarsi mistica l’artista si estranea dalla realtà, raggiungendo uno stato di empatia con la situazione degli animali e la loro condizione che lo porta a sbattere le scarpe rumorosamente per terra, a strisciare con il corpo, a piangere, a contorcersi, a baciare il suolo, protendendosi in avanti come se l’animale che lui impersonifica cercasse disperatamente di resistere alla cattura. «Questa performance – ribadisce Hall – vuole raccontare la realtà contemporanea e mostrare la crudeltà che, all’apice, forse, del suo processo evolutivo contraddistingue l’essere umano: non c’è più spazio per nessun valore, tutto è massacrato dalla tenaglia del marketing, tutto è compresso, inscatolato, ingabbiato, frettolosamente venduto, acquistato, gettato, in nome del dio denaro, calpestando ogni diritto, degli animali ma anche degli stessi esseri umani».