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Allarme Palmira, ecco perché l’attacco dell’Isis è una minaccia alla storia dell’arte

Da ieri i miliziani dell’Isis hanno occupato la città siriana di Palmira, uno dei più significativi siti Unesco del Medioriente. L’attacco ha provocato molte vittime soprattutto nello schieramento siriano, fedele ad Assad. In queste ore stanno circolando notizie diverse relativamente alla situazione del prezioso patrimonio archeologico del luogo. Ancora non sono giunte conferme ufficiali di distruzioni o scempi sui monumenti e sui reperti di straordinaria valenza storica e culturale che sono ubicati in questa regione. Quello che si sa è che i jihadisti si sono schierati anche intorno al sito archeologico di Palmira e sulla collina che lo sovrasta oltre che nei siti governativi della città. Nel mondo occidentale è scattato l’allarme, innanzitutto per l’importanza strategica di questo centro caduto nelle mani dei miliziani. Ma c’è anche preoccupazione per il destino a cui potrebbe andare incontro il sito Unesco, viste le precedenti scioccanti devastazioni che sono state compiute dall’Isis ai danni di tesori culturali. Dall’Italia non mancano coraggiose prese d’iniziativa, come quella di Emmanuele Emanuele, presidente della fondazione Roma, che ha annunciato: «Sto avviando un progetto di salvezza e recupero delle opere d’arte e delle bellezze di Palmira che una furia folle sta distruggendo. Mi sto impegnando con una fondazione ad hoc con l’imprenditoria italiana per salvare i monumenti della città».

L’importanza di Palmira per la comunità internazionale è dovuta principalmente alla sua ricchezza di testimonianze della storia antica. Le notizie sulla sua esistenza risalgono al XIX secolo a.C. quando era conosciuta e citata negli antichi documenti con il nome di Tadmor o Tamar, come è chiamata nella Bibbia che la ricorda come fortificata da Salomone. Per oltre un millennio, però, sulla città cala il silenzio, fino alla conquista da parte dei Seleucidi che, nel 323 a.C. prendono il controllo della Siria. Palmira si mantiene indipendente fino a circa il 19 a.C., nonostante ormai il Paese fosse nelle mani dei Romani. Sotto il regno di Tiberio, e poi di Nerone, la città viene annessa all’Impero. Plinio il Vecchio ne racconta le ricchezze del suolo e l’importanza che essa ricopre all’epoca nei commerci tra Roma e l’Oriente, soprattutto Cina, India e Persia. Nel II secolo d.C. Adriano la visita e la proclama città libera, dandole il nome di Palmira Hadriana. Tra la fine del II e l’inizio del III secolo, Settimio Severo o il suo successore, il figlio Caracalla, concede a Palmira lo statuto di città libera. Nel III secolo la città diventa famosa sotto il regno della regina Zenobia e del figlio Vaballato, che sognano di formare un impero d’Oriente da affiancare a quello di Roma. La mitica regina, infatti, inizia a ribellarsi al potere della città eterna e conquista Egitto, Palestina e Arabia, spingendosi fino alla Cappadocia e alla Bitinia. Ma la proclamazione di Aureliano a imperatore pone fine alle ambizioni di Zenobia e del figlio. Palmira viene conquistata, abbandonata e diventa base militare per le legioni romane. Dopo un periodo di nuova fioritura con l’impero bizantino, la città va in rovina sotto il dominio arabo. Dal punto di vista archeologico, la città è ricca di necropoli, santuari, terme e ha un museo, fondato nel 1961, che custodisce reperti di altissimo valore.

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