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La Biennale è frutto di «una salda personalità curatoriale». Ecco il giudizio positivo di ABO

La 56esima Biennale di Venezia è stata promossa a pieni voti da Achille Bonito Oliva e, con lei, il modello espositivo messo in atto da Okwui Enwezor. «la Biennale è frutto di un progetto di un direttore che ha reinterpretato la storia dell’arte – spiega il critico in un’intervista al Fatto Quotidiano – non una pura operazione di documentazione del nuovo, neutrale, catastale e notarile, ma che corrisponde ad una salda personalità curatoriale». A essere lodevole è pure la selezione di lavori, di alta qualità, che ben rappresentano il meglio dell’arte mondiale, mentre, per quanto riguarda i padiglioni, si salvano per ABO, quello americano, il giapponese, il coreano, e l’australiano. A salvarsi anche qualcosa del padiglione Italia: «Mi è piaciuto molto l’armadio di Marzia Migliora, poi la sala di Vanessa Beecroft – e aggiunge – cassico il lavoro di Jannis Kounellis. L’idea che la matrice dell’arte italiana è la memoria, è un dato acquisito come giudizio e premessa in tutti libri storia dell’arte». Curatore della Biennale nel 1993, Bonito Oliva, non sarebbe disposto a ripetere l’esperienza: «Sono come Paganini, non ripeto. Ho già fatto Biennali e Triennali, i miei libri sono stati tradotti in Cina, ora lavoro solo a progetti duratori come l’enciclopedia Portatori del tempo con Electa o un altro progetto duraturo, non effimero come Le Stazioni dell’Arte a Napoli dove nell’arco di 12 anni si sono costruito le linee della metro chiamando grandi archi-star».

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