Erotismo Surreale

Il suo sito web recita così “I am a one man subculture”, che tradotto più o meno letteralmente significa: sono una sottocultura individuale. Alva Bernadine è tra i protagonisti del prossimo numero di Fluffer#4, la rivista italiana di fotografia erotica. Eccovi un’anticipazione della sua intervista, in esclusiva per Inside Art. Composizioni e giochi di specchi per sedurre lo spettatore con mutazioni fisiche, un erotismo che si fonda sulla negazione della bellezza convenzionale fatto di fisicità distorte dalla sensualità inquietante: sono questi gli ingredienti della fotografia di Alva Bernadine, inglese classe 1961. Per spiegare a tutti la sua personale filosofia creativa, il fotografo ha creato un vero e proprio movimento artistico, il Bernadinismo.

Guardando le tue fotografie si intuisce la presenza di molte citazioni delle sottoculture del secolo scorso. Qual è la relazione tra Alva e le sottoculture?
«Le sottoculture sono fatte da gruppi di persone che si conoscono, vogliono distinguersi e farsi forza a vicenda. Influenzato dal Dada e del Surrealismo ho scritto il mio manifesto in cui spiego gli obiettivi del mio lavoro. Infatti nonostante il mio lavoro fosse soprattutto surrealista, avevo bisogno di un nuovo aggettivo per descriverlo, quindi ho inventato il il Bernadinismo: un movimento artistico individuale, una filosofia fotografica di cui al momento sono l’unico esponente».

La parola che ricorre più spesso per descrivere il tuo lavoro è unconventional. Di sicuro si presta a molteplici letture, come tu stesso affermi nel Manifesto. Quanto è importante essere poco convenzionali e soprattutto, non credi che un lo siamo un po’ tutti?
«Unconventional è una definizione del mio lavoro, che è diverso da quello di altri fotografi. Quando ho iniziato a scattare volevo assolutamente distinguermi, creare uno stile che attirasse l’attenzione. La trasformazione durò 18 mesi. Iniziai con lo stile impressionista, poi creando still lifes surreali in studio. In seguito andai nuovamente all’esterno, iniziando a scattare nel mio stile attuale. È stato otto anni prima di iniziare a scattare nudi, mentre nove anni dopo ho pubblicato il libro Bernadinism: How to Dominate Men and Subjugate Women».

Dove ti trovi adesso?
«Sono nel mio appartamento a Brixton, a Sud di Londra, un posto in cui mi sono trasferito dopo aver lasciato la casa di famiglia. I muri sono coloratissimi e coperti di icone cattoliche kitsch, qualche foto degli inizi della mia carriera, ci sono immagini religiose su un paio di porte e giocattoli di plastica che pendono dalle pareti del bagno. Di sicuro ne avrete visti un bel po’ nelle mie fotografie».

Sei un ragazzo di colore che scatta fotografie erotiche in un paese di bianchi, l’Inghilterra. Quanto è difficile?
«L’Inghilterra non è un buon posto per esporre fotografia erotica. Sono pochissime le gallerie che lo farebbero, perciò sono continuamente alla ricerca di gallerie in altri paesi. La mia ultima personale si è tenuta a Parigi lo scorso autunno, ho avuto un discreto successo e una buona copertura lì. Mi piacerebbe esporre nuovamente a Parigi. Per il fatto di essere nero, non lavorerei mai con qualcuno che mi discrimina per il colore della pelle. Informo sempre le modelle e i modelli che sono nero, così se questo li turba possono trovare delle scuse per non lavorare con me senza diventare spiacevoli».

Alva Bernadine è il tuo vero nome?
«Si, naturalmente. È in assoluto e senza alcun dubbio uno dei miei veri nomi».