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Arte contemporanea, al museo Madre le ”copie” di Elaine Sturtevant

Una grande panoramica sull’arte contemporanea, ricca di molti dei più autorevoli artisti del Novecento. Così potrebbe sembrare, ma in realtà le opere sono di un’unica autrice. È la mostra Sturtevant Sturtevant, curata da Stephanie Moisdon al museo Madre di Napoli. Si tratta dell’ultimo progetto espositivo concepito dall’artista ”copista” statunitense Elaine Sturtevant, Leone d’oro alla Biennale di Venezia 2011, poco prima della sua scomparsa, avvenuta a Parigi nel maggio 2014. A partire dal 1964 Sturtevant, ha iniziato a ”ripetere” le opere degli artisti a lei contemporanei, molte delle quali hanno già transitato per le sale del Madre nella recente mostra dedicata al gallerista napoletano Lucio Amelio, come Wharol, Beuys e Johns. In esposizione molte opere dell’artista, che si rifanno a nomi del calibro di Marcel Duchamp, Joseph Beuys, Andy Warhol, Jasper Johns, ma anche Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg, Frank Stella, Paul McCarthy, Mike Kelley, Robert Gober e Felix Gonzales Torres.

A molti sembrerebbe un insulto alla storia dell’arte. Altri potrebbero chiedersi come mai un museo come il Madre possa ospitare una mostra come questa. Le ragioni le spiega correttamente la curatrice della mostra, che ritiene addirittura che questo potrebbe essere il secolo di Sturtevant, riferendosi alla capacità pionieristica dell’artista di esplorare, con straordinario anticipo, concetti quali autorialità e originalità in relazione ai meccanismi di produzione, circolazione, ricezione e canonizzazione dell’immagine e dell’immaginario artistici. «Per la Sturtevant il copyright era Medioevo – ha detto Stephanie Moisdon – alcuni artisti reagirono malissimo alle copie: Olbenburg si arrabbiò non poco per le sue opere ”ripetute” dalla Sturtevant. Sembrava pronto ad ucciderla». E ancora: «”Domandate a Sturtevant” rispondeva Wharol a chi gli chiedeva conto del suo metodo di lavoro». Domani, primo maggio, il direttore del Madre, Andrea Viliani guida la visita alla mostra: «Questa non è una retrospettiva – ha sottolineato – ma un’opera d’arte totale che si relaziona all’architettura del nostro museo».

Info: www.madrenapoli.it

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