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Geograficamente di Alberto Di Fabio al Mart

L’infinito messo in scena da Alberto Di Fabio si staglia nella lunga parete orizzontale del Project wall extra, spazio che il Mart di Rovereto dedica agli artisti contemporanei italiani, e nel quale le opere dell’artista sembrano essere universi paralleli che dialogano senza difficoltà, divisi dallo spazio, da quel bianco che diviene parte del tutto. Nella selezione presentata lo scorso 27 marzo (GeograficaMente, visibile fino al 24 maggio prossimo), sapientemente organizzata dal curatore Gianluca Marziani, si ritrovano facilmente i temi e gli artisti cari al museo, fulcro del progetto stesso: Balla, Boetti, De Chirico, Fontana, sono solo alcuni dei nomi affini all’opera di Di Fabio, che ne diviene perfetta fusione e emulazione.

Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. La legge della conservazione della massa, meglio conosciuta come legge di Lavoisier, sembra avere uno stretto legame con il lavoro di Di Fabio (Avezzano, 1966). Nelle sue opere difatti l’artista mette in scena un costante dialogo tra la dimensione del microcosmo e quella del macrocosmo, dando vita a una terza dimensione: il micro ed il macro non s’incontrano in una semplice fusione, ma piuttosto in un costante indefinito, in un limbo in cui l’artista vuole rappresentare la sua percezione della natura o la percezione che di essa lo spettatore dovrebbe avere. L’archetipo della sua ricerca attinge quindi sia a un ragionamento di tipo deduttivo (dal generale al particolare) che ad un ragionamento di tipo induttivo (dal particolare al generale), riconducibili rispettivamente alla dimensione del microcosmo e del macrocosmo (e, conseguentemente, viceversa).

Gli elementi figurativi dei dipinti dell’artista, che siano frutto della sua mente o dello spettatore, o più intrinsecamente parte della natura, della geografia, perciò da considerarsi veri e propri paesaggi, non si creano e non si distruggono, ma soltanto si trasformano, per tanto nessun elemento nuovo può venire a esistere dove prima non c’era niente. L’unione di elementi (elementi intesi non nella contemporanea accezione scientifica di elemento chimico, bensì in senso filosofico) determina la nascita delle cose e la loro separazione, la morte, ma si tratta pur sempre di apparenti morti e nascite, dal momento che nulla viene dal nulla. Non è affatto facile far convogliare nella dimensione pittorica elementi che provengono dallo specifico e dall’intero, il lavoro di Di Fabio non si limita infatti al loro sovrapporsi casuale e caotico, ma al contrario li correla avvicinandosi al piano dell’essenziale, e ci conduce in una direzione in cui siamo tenuti a incorrere in un processo di indagine induttiva e deduttiva. Da questa analisi della percezione così raffinata, ma allo stesso tempo spoglia ed essenziale, ne deriva un perfetto equilibrio tra astrazione e figurazione, così come tra arte e scienza, in cui il reale e il surreale sono in grado di rappresentare facilmente la natura, rimanendo pur sempre intrappolati in un perenne indefinito.

Fino al 24 maggio; Mart, via Belenzani 44, Rovereto; info: www.mart.trento.it

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