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Intervista con Maria Cristina Toscani

Architetto, romana, dal ‘96 ad oggi il suo lavoro si è dedicato alla progettazione a tutto tondo. Amante dei colori, dei materiali, dei tessuti e della luce. È Maria Cristina Toscani. Oltre al restauro di Palazzi in Roma ha firmato progetti per boutique, ville e case per le quali ha curato tutti gli aspetti progettuali: da quelli più tecnici a quelli più decorativi e di interior design. Recentemente ha ampliato le sue esperienze professionali dedicandosi inoltre all’organizzazione di eventi culturali curandone il concept e il crowd funding.

Cosa è per lei l’architettura? «Cercherò di sintetizzare con una frase storica di Le Corbusier: ”L’architettura è il gioco sapiente, rigoroso e magnifico dei volumi nella luce”. La creatività è un qualcosa che lascia libero l’istinto, quasi come l’atto del giocare. Ma l’istinto va guidato, reso sapiente e rigoroso. Per questo sono importanti la conoscenza tecnica e strutturale e normativa, aspetti che da soli ci porterebbero a parlare, però, di costruzione e non di architettura. L’architettura è un’arte, che si esemplifica nel delicato rapporto tra i volumi e la luce».

Cosa stimola la sua creatività progettuale? «Tutto quello che ci circonda è fonte, per me, di stimoli. Nel mio lavoro cerco sempre di non seguire uno stile preconfezionato. Ho bisogno soprattutto di puntare sulla libertà creativa. La cultura e il background personale guidano e permettono di governare la nostra creatività più istintuale. L’architettura va sempre considerata nella sua globalità, nelle interferenze tra gli spazi interni ed esterni perchè tutto sia valorizzato nel modo migliore. Nel caso, ad esempio, della ristrutturazione di una villa in Costa Smeralda è stato fondamentale il rapporto con il paesaggio circostante e con la natura. Era una priorità legare gli spazi interni con quelli esterni senza far perdere ai primi la necessità di rispondere anche a delle esigenze funzionali. Il progetto è per me un’operazione di ridisegno totale: gli spazi sono trasformati, completamente riorganizzati considerando funzionalità e scorci prospettici sul paesaggio. Intendo il mio lavoro completo quando riesco ad arrivare a progettare fino agli arredi su disegno».

Cosa è un concept store e da cosa nasce l’idea di Sophintage? «Un concept store è uno spazio dove il cliente vive la scoperta di un’idea che si ritrova sia negli oggetti che vengono esposti sia nello spazio che li avvolge. La scelta del luogo dove questo concept nasce è importante. Non casuale è stata, infatti, la scelta di aprire Sophintage nel quartiere Flaminio che sta vivendo attualmente un grande movimento e vede l’apertura di spazi particolari e trendy. Sophintage nasce dall’unione della passione della sottoscritta per la rivalorizzazione degli interni con la passione per il fashion style e l’arte contemporanea e la valorizzazione dei giovani artisti. Abbiamo lavorato insieme con grande entusiasmo unendo le nostre competenze. È stata un’operazione di ristrutturazione con attenzione al budget ma con via libera alla creatività, guidata da un gusto raffinato e un’accurata scelta degli oggetti di arredamento. Nel concept era importante sottolineare l’idea del riuso. Ho scelto materiali semplici come il legno grezzo per la pavimentazione e riciclato gli scuri di vecchie finestre per realizzare il bancone dell’ingresso. Abbiamo riadattato scaffalature degli anni ’50 e utilizzato tipiche lampade industriali. L’attenzione che Living, magazine del Corriere della Sera di interior design, ci ha dedicato è stata fonte di molte soddisfazioni».

Qual’è, a suo avviso, il modo migliore per far dialogare l’antico e il moderno all’interno di un progetto di architettura? «Guardare ciò che esiste attentamente e cercarne le potenzialità nascoste. Gli spunti arrivano da qualsiasi cosa e vanno cercati in qualsiasi cosa. A volte si ha la tendenza ad eliminare le cose che non ci piacciono, invece è sufficiente trasformarle. Le architetture del passato, che hanno una buona tecnica costruttiva, si possono riadattare ad uno stile di vita contemporaneo. I miei progetti sono sempre diversi tra loro perché nascono dal vivace e costruttivo confronto tra le mie idee e quelle della committenza. E il risultato, quando funziona, è ancora più gratificante. Il progetto è per me un progetto globale, a tutto tondo: non solo degli spazi ma dei materiali, della luce, dei colori, dei tessuti fino ad arrivare ai complementi di arredamento».

Quale evoluzione della creatività architettonica a livello mondiale sta seguendo con più interesse? «Mi sento personalmente molto vicina alla Francia, per affinità personale e professionale. Gli architetti francesi hanno la capacità e possibilità di valorizzare il proprio patrimonio culturale, cosa purtroppo molto difficile nel nostro paese e molto deprimente. Sono rimasta invece molto ammirata quanto stupita dalle trasformazioni architettoniche e dal dinamismo della Cina, in un recente viaggio che ho fatto tra Pechino e Shanghai. A Pechino, accanto ad interessanti interventi architettonici moderni, ho assistito ad interventi di distruzione dell’antico tessuto storico della città, i noti hutong, e alla loro ricostruzione identica, di simil architettura ma con materiali e tecniche moderne. Un falso moderno che non ha nulla a che vedere con la poetica delle vecchie costruzioni».

Qual’è un consiglio che darebbe ai giovani italiani che vogliono intraprendere la professione di architetto? «Il consiglio più importante che vorrei dare ai giovani architetti è quello di viaggiare il più possibile. L’architettura non è un qualcosa che può, né deve rimanere teorica, sulla carta, ma va vissuta. La sperimentazione delle sensazioni che si provano visitando la architetture realizzate dai grandi maestri è un’esperienza unica che insegna più di ogni altra cosa. Chi intraprende la professione di architetto deve avere una grande curiosità ed una instancabile e frenetica voglia di vedere, toccare con mano, conoscere. Vorrei, inoltre, suggerire ai giovani di non perdere la tecnica del disegno a mano».

Info: www.mariacristinatoscani.it
facebook.com/ maria cristina toscani architetto

 

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