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AAF, il bilancio conclusivo

È arrivata a conclusione la V edizione milanese di Affordable Art Fair, format dall’ormai consolidato successo e che, quest’anno, con il passaggio di testimone tra Marco Trevisan, direttore delle prime edizioni, e Nina Stricker (qui l’intervista), era particolarmente atteso per le possibili novità. Tali novità non sono mancate, a dimostrazione che l’idea di Affordable è più che mai attuale per il contesto artistico e la situazione economica, ma soprattutto che è una fiera in continua evoluzione, a cui Milano è in grado di dare il suo personalissimo apporto. L’AAF è spesso guardata con diffidenza da molti addetti ai lavori: “affordable” è collegato a “cheap” e il suo profilo accessibile è mal visto da un sistema che ama considerarsi elitario. Sebbene all’Affordable, più che in altre fiere, si possano vedere tanti tentativi artistici mal riusciti, è innegabile che sia appagante la sensazione di entrare in una fiera d’arte e sentire il fervore e la curiosità di visitatori che non sanno cosa troveranno. In anni in cui il terrore di non riuscire a vendere paralizza lo spirito d’intraprendenza di molti galleristi, portandoli a proporre sempre gli stessi artisti e le stesse opere, l’AAF riesce a fare la differenza. Più in generale, una visita della fiera vale la pena per la sensazione che si ha del veder stabilire nuovi rapporti: non solo artisti emergenti, ma anche collezionisti alle prime armi e di gallerie appena sbarcate nel sistema dell’arte.

Il plauso, in questa edizione, va soprattutto alla decisione di aumentare lo spazio dedicato alle Young Galleries: dieci giovani gallerie italiane che lavorano con artisti emergenti hanno presentato – tra gli altri – il lavoro dei vincitori del contest Young Talents supported by Warsteiner. In questa sezione, è emersa con grande potenza la voglia di osare e di interrogare il visitatore sulla possibilità di essere di fronte all’arte dei prossimi anni. Anche le gallerie più consolidate non sono state da meno, ricercando approcci sperimentali nelle proposte come nelle scelte di allestimento: le opere ironiche di Sergio Vanni sono state affollate sulla parete dello stand di Morotti Arte Contemporanea come in una quadreria ottocentesca, creando più volte file di visitatori incuriositi. Così, la presenza di tante opere di piccolo formato ha portato a scelte simili anche altre gallerie, come la milanese OffBrera che, oltre al gioco della quadreria, proponeva due librerie piene di piccoli quadri, disegni e sculture, sfogliabili liberamente dal pubblico. Nel complesso, un po’ azzardata la gestione dell’area loft per talks e presentazioni: troppo nascosta perché i visitatori la trovassero subito, poco protetta affinché si potesse godere adeguatamente dei contenuti, senza inciampare tra il bar e il ristorante. Un peccato, questo, soprattutto per la felice scelta degli argomenti che hanno visto susseguirsi temi attualissimi come il ruolo dell’artista oggi o il rapporto della Street art e il sistema dell’arte contemporanea. Tutto sommato il bilancio di questa fiera appena passata è quindi positivo: l’affluenza è stata tanta e costantemente in crescita, il format è finalmente sbarcato in città venerdì notte grazie all’evento off della Art Night Out e, seguendo le prime indiscrezioni, non sono mancate le transazioni per le gallerie coinvolte.

Dal 19 al 22 marzo; Superstudio Più, via Tortona 27, Milano; info: www.affordableartfair.com

 

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