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Le borde des mondes

Marcel Duchamp si chiedeva se fossero possibili delle opere che non fossero opere d’arte. L’esposizione in corso al palais de Tokyo a Parigi, lontano dal dare una risposta, approfondisce il problema. Le borde des mondes il titolo della mostra che come da programma indaga i confini dell’arte contemporanea. Nel percorso curato da Rebecca Lamarche Vadel sono presentate una serie di opere nate distanti dal mondo dell’arte, con nessuna pretesa, in realtà, di farne parte. Oggetti, così, che difficilmente varcheranno di nuovo la porta di un museo. L’esposizione a ben vedere si riallaccia a una pratica comune del mondo avanguardistico novecentesco: integrare manufatti distanti dall’arte nell’universo artistico dove i ready made, le cromofotografie di Muybridge, o gli scatti di Atget non sono che un esempio.

Significativa, allora, la presenza nell’esposizione parigina di Kenji Kawakami un inventore giapponese fondatore di un movimento da lui stesso definito chindōgu. Le creazioni di Kawakami cercano di risolvere piccoli problemi della quotidianità con creazioni al limite dell’assurdo, spesso non utilizzabili. Utile ma inutilizzabile è infatti la definizione di wikipedia per chindōgu. Giusto per fare qualche esempio: burro in stick, scopa da scarpa, ventilatore per spaghetti, ma forse le foto delle sue creazioni si presentano da sole.

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