UNPÒPORNO

Paesaggio erotico

Con il progetto 50 Models/50 States, il fotografo americano Corwin Prescott ha viaggiato e scattato in 50 stati, coinvolgendo una modella diversa – rigorosamente nuda – per ogni località. Il risultato è il racconto per immagini di un paesaggio americano sorprendente, vivido e sensuale.

Le donne ritratte nei tuoi scatti hanno fisicità molto diverse. L’erotismo è nel corpo o nella testa?

«Per me l’erotismo è decisamente mentale. La nudità non è di per sè sessuale ma l’intento dell’arte erotica è quello di portare la mente dello spettatore in una dimensione inaspettata. All’inizio l’erotismo non mi attirava poichè avevo dato per scontato che potesse scadere in pornografia, poi vidi per la prima volta un lavoro di Saudek, che mi aprì una prospettiva decisamente differente sulla profondità simbolica del nudo».

Sei sempre stato un fotografo?

«Prima di dedicarmi alla fotografia a tempo pieno facevo lavoretti, più che altro per risparmiare il denaro necessario a potermi dedicare alla fotografia. Lavoravo 60 ore a settimana alla Hewlett Packard per coprire i turni di notte e passavo i weekend a ritoccare i miei lavori fino all’alba. Era soffocante e molto noioso, quando ho risparmiato abbastanza soldi per comprare un paio di luci ed una automobile ho lasciato tutto».

Parlaci degli scatti che pubblichi su Zivity.

«Il bello di Zivity è che mi hanno dato uno sbocco per pubblicare tutti i miei lavori, perchè sulla piattaforma i sostenitori degli artisti finanziano la creazione continua di nuovi progetti. La cosa meravigliosa e terribile di internet è quanto sia diventato facile trovare nuovi artisti e vedere tutto quello che hanno fatto. Molte persone non sembrano aver bisogno di supportare gli artisti che seguono su internet, il che rende tutto ancora più difficile. Zivity ha iniziato a colmare quel vuoto. Senza di loro vivrei ancora di lavoretti, e non avrei mai creato la maggior parte delle mie serie».

Unendo paesaggi e nudo hai messo insieme due passioni con l’intento di lanciare un messaggio di incoraggiamento verso il ritorno dell’uomo ad una dimensione più libera e a contatto con la natura. Com’è iniziata?

«Sin dai primi tempi, ho iniziato scattando ritratti in foreste in cui mi sarebbe piaciuto scappare quando ero un bambino. Mi sono sentito sempre più al sicuro circondato da alberi piuttosto che da persone, quindi le mie foto di paesaggi e nudi sono una sorta di meditazione per me. Mi aiutano a rilassarmi e a condividere i particolari di quei posti speciali che le persone tendono a lasciarsi sfuggire».

Quindi anche tu stai spesso nudo in mezzo alla natura come le tue modelle?

«Non proprio, qualche volta ho nuotato nudo ma il nostro corpo è diventato troppo vulnerabile per resistere in certe condizioni. La nostra specie ha preso le distanze dalla natura, al punto che anche solo esporre il proprio corpo a contatto con gli elementi ci mette a rischio e non siamo preparati a gestire le conseguenze».

Parliamo di 50 Models/50 States: il progetto per un libro fotografico realizzato viaggiando con la tua macchina in 50 stati degli USA, reclutando una modella per ogni stato. Qual’è la cosa più particolare che ti è capitata?

«La cosa più particolare è stata senz’altro quella di lavorare in posti in cui non ero mai stato, in particolare l’Alaska e le Hawaii. Le Hawaii sono così lontane dal resto degli Usa che è persino strano che siano uno stato vero e proprio. E’ uno dei luoghi più belli che abbia mai visto ed ha una storia che affonda le radici nel popolo polinesiano, il primo ad insediarsi in un paesaggio totalmente diverso da quello che si può incontrare in qualsiasi altro posto in America».

Il libro è stato realizzato grazie ad un crowdfunding su Kickstarter, ed ha anche superato la richiesta di finanziamento iniziale: ti aspettavi un così grande successo prima di lanciare il progetto sulla piattaforma?

Nel successo ci speravo, ma non ero assolutamente convinto che sarebbe andata così bene. Credo che le persone percepiscano il valore di un progetto in cui credi e quando lo notano, vogliano sentirsi parte di tutto questo. Non è facile attraversare così tante località tutte insieme, credo che della la mia esperienza il pubblico abbia voluto condividere innanzitutto il viaggio.

Cosa è cambiato dopo la pubblicazione del libro?

«Il mio lavoro è cambiato soprattutto durante il periodo del viaggio, dopo la pubblicazione del libro non ci sono stati cambiamenti eclatanti. Non sono bravo a promuovere il mio lavoro, diciamo che preferisco concentrarmi sulla parte artistica».

Il tuo lavoro colpisce per i colori caldi, brillanti, e per la meravigliosa varietà di paesaggi: come trovi quelle location da urlo?

«Sono cinque anni che viaggio in lungo e in largo per gli USA e il National Park, quando Nicole Vaunt (ndr: sua moglie) si è unita ai miei viaggi, c’erano talmente tanti posti in cui avrei voluto fotografarla che individuare le location è diventato immediato. Sulla terra esistono così tanti luoghi meravigliosi che non credo basterà una vita per vederli tutti».

Journey to the end of the night è il titolo del tuo libro preferito, ma anche una serie che hai realizzato nel 2008. Un mix piuttosto forte di erotismo, feticismo e ironia con accenni provocatori alla simbologia religiosa, insomma caratteristiche molto diverse rispetto agli altri lavori.

«Journey to the end of the night è una serie che ha un significato molto intenso per me, un lavoro che è cambiato parecchio in corso d’opera. All’inizio doveva riprendere le atmosfere di una commedia, man mano che ho iniziato ad esplorare il feticismo e la sensualità si è trasformato moltissimo. Incorporare simboli religiosi, ad esempio, è stato quasi naturale e mi ha aiutato ad affrontare e superare il periodo complesso che stavo attraversando».

Qual’è il collegamento tra la realtà e il mondo che costruisci nelle tue fotografie?

«Creo la maggior parte dei miei progetti per mostrare le meraviglie del mondo in cui viviamo, mentre per la parte erotica l’intento è quello di sfidare la grettezza noiosa che ammorba la società americana, ad esempio quella delle istituzioni religiose o dei preconcetti di genere. La sessualità è spesso vista come una deviazione o considerata amorale e guardata con sospetto, il mio lavoro è proprio quello di smontare ruoli e preconcetti».

Cos’hai in mente per il prossimo progetto?

«La mia idea è di riprendere il percorso interrotto e inoltre vorrei pubblicare un libro più grande che metta insieme nuovamente le serie di nudo e le serie dedicate ai paesaggi».

 

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