Personaggi

Una colomba dalle ali rotte

C’è un vantaggio e un rischio a scrivere di Frida Kahlo, oggi. Il pampleth con cui Stefania Bonura lo fa evita entrambi. Sottotitolato arte, amore, rivoluzione, il volumetto edito dalla Nda racconta vita e mancati miracoli della pittrice e rivoluzionaria messicana divenuta un’icona del nostro tempo. Uscito alla vigilia della retrospettiva alle scuderie del Quirinale che omaggia l’artista a oltre mezzo secolo dalla scomparsa – se potete non perdetela, c’è tempo fino al 31 agosto – l’agile saggio raccoglie in poco meno di cento pagine e per meno di 7 euro il vissuto di una figlia della rivoluzione messicana che a dispetto di una vita piuttosto travagliata, o meglio proprio grazie a questa, ha saputo permeare di sé l’arte del suo tempo. Tracimando nel nostro come icona pop al pari di personaggi quali Warhol o il Che, tanto per fare due esempi che male s’accozzano tra loro.

Figlia del proprio tempo, dei suoi travagli e pulsioni, scrivere di Kahlo presenta il vantaggio d’avere una materia già plasmata dal vissuto, una vita che è un romanzo già bello e scritto, cera molle per ogni scrittore che neppure deve lavorare di fantasia. Il rischio, di contro, è che la cera sia tanto molle da scivolare sui tasti, perdersi nei rivoli dell’agiografia. Il libro della Bonura evita entrambi, muovendosi a proprio agio nel raccontare in maniera brillante ma senza rinunciare alla sobrietà, con appena un filo di simpatia femminista a serpeggiare tra le righe, quel neanche mezzo secolo che passa tra la nascita e la morte (1907-1958) di Frida nella sua casa di Coyoacàn, a Città del Messico. Lo fa dunque senza cedere alla tentazione agiografica né alla stringatezza d’obbligo in un breve saggio come questo, dando modo al lettore di farsi un’idea esaustiva quel che basta della ricchezza dell’opera e del pensiero di Magdalena Carmen Frieda – questo il suo vero nome – e dei suoi tanti amori. Primo fra tutti quel Diego Rivera che avrebbe segnato nel bene e nel male la sua esistenza. E del suo attivismo politico, mai venuto meno fin quasi sul letto di morte, riconsegnandoci così il ritratto a tutto tondo di una donna e di un’artista che viveva allo stesso tempo in un mondo di colori e in un pianeta di dolore, per dirla con le sue stesse parole, quali trasparivano dalle sue tele con la medesima intensità.

Insomma, molto si è detto e molto si dirà sulla grande pittrice messicana, e certo non aspettatevi rivelazioni o chissà cosa da questo opuscolo, ma se volete qualcosa che ve la racconti in modo piano e concreto, con quella scrittura così poco femminile a dispetto dell’impegno femminista che è il pregio e la cifra della scrittrice siciliana, mettetevelo in tasca e in capo a qualche fermata di tram o a una pausa sotto l’ombrellone saprete tutto quel che c’è da sapere sulla nostra. Pure, come si può vivere una vita di esaltazione e depressione lasciando un segno e volando via, alla fine, con ali e zampe rotte ma più in alto di molti. Buona lettura.

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