Sono passati quasi due anni da quando gli esperti hanno dichiarato l’unico autoritratto di Leonardo da Vinci riconosciuto universalmente, come irrimediabilmente danneggiato. L’opera è conservata nella biblioteca Reale di Torino, dove temperatura e tasso di umidità sono costantemente sotto controllo per prevenire ulteriori danneggiamenti. La superficie del disegno datata intorno al 1500 ha accumulato negli anni macchie, funghi e muffe, che hanno ridotto il delicato disegno in pessime condizioni. Pertanto ogni intervento a questo punto potrebbe risultare più dannoso che proficuo, rischiando di distruggerlo definitivamente. Ma adesso sembrerebbe esserci una speranza. Si tratta di un nuovo metodo diagnostico non distruttivo, nato dalla collaborazione tra Italia e Polonia, che si pensa possa salvare il disegno realizzato con la sanguigna, che sta pian piano scomparendo, prima che sia troppo tardi. La tecnica offrirà la possibilità di controllare il processo di degradazione di documenti e opere antiche antiche, identificando e quantificando la concentrazione nella carta delle molecole che assorbono la luce, i cromofori, che sono responsabili dell’ingiallimento della cellulosa.


