Interventi - L'esiziale & l'essenziale

Roma è libera. E L’Italia?

Vuoi per l’anniversario, vuoi perché in tempi d’acque basse ogni papera galleggia, è ben nutrito il programma celebrativo del Campidoglio per festeggiare il settantesimo della liberazione di Roma dal nazifascismo, il 4 giugno del 1944. Mostre, dibattiti, rassegne cinematografiche e chi più ne ha più ne metta (non affannatevi a cercare il programma completo, online semplicemente non esiste, ergo non possiamo darvelo: attaccatevi allo 060608 o pescatevelo sede per sede). Ed è un peccato, perché accanto a vecchie glorie cinematografiche (dallo sbarco di Anzio al Federale, da Fighting paisanos a Era notte a Roma) e a spettacoli teatrali (da Nido di Vespe al Quadraro – in foto – alla Banda del Gobbo alla casa dei teatro a Villa Pamphilj), dai concerti a Forte Bravetta alle mostre al Vittoriano e alla Casa della memoria, sono davvero molte e interessanti le iniziative attese dal 4 all’8 giugno. Per non parlare degli eventi speciali come l’apertura straordinaria pomeridiana del Museo di via Tasso, dove Kappler e soci dirigevano il mattatoio delle torture, e la visita guidata al mausoleo delle Fosse Ardeatine (prenotazioni al 3393585839), luoghi della memoria che non dovrebbero fare difetto a nessuno.

Un programma in grande stile, insomma, quello presentato in pompa magna in Campidoglio dal sindaco Ignazio Marino  che – testuale – non si è mai preoccupato troppo di questi temi per il dolore d’aver avuto il padre di ritorno dai campi di concentramento tedeschi in Polonia. Sarà per questo che continua ad amminchiarsi con la storia del generale Thomas liberatore di Roma, invitando il nipotino – che, ahilui, deve però finire le scuole – alla kermesse. Qualcuno dica al sindaco ciclista una buona volta che fu Clark ad entrare nella città eterna da comandante della V armata qual era, guadagnandosi la nomèa di liberatore dopo una brillante manovra che portò all’impantanamento della sua armata ad Anzio, col ritardo di un anno nel fare l’ottantina di chilometri che la separano dalla capitale e, presumibilmente, mettere fine alla guerra in Italia.  Al punto che il cartello segnaletico che indicava la città, sulla Casilina, campeggiava sul suo caminetto finché gli eredi non decisero di sbarazzarsene. Ma tant’è, non si può pretendere da Marino, e da altri che pure ne avrebbero i titoli, di rievocare seriamente e al di fuori della vulgata agiografica un evento storico controverso e fondante l’epopea resistenziale come quello della liberazione dell’urbe mussoliniana.

Lasciamo dunque Roma alla sua libertà e diamo uno sguardo su e giù, al resto dello stivale, alla sua (possibile) liberazione. La campagna d’Italia (alias, d’Europa) appena conclusa ha dato modo a molti di riempirsi la bocca con la parola cultura. Se ne sono strafogati i pidiessini acchiappatutto presentando i loro freschi candidati all’Eliseo di Roma, salvo poi chiuderla lì con Gino Paoli ricordando a tutti che per fare culture servono i palanchi. Cioè, i quattrini. E questi non si sa proprio dove tirarli fuori, in un paese allo stremo e allo strozzo come il nostro. Persino sul palco di San Giovanni la folla oceanica e plaudente dei grillini è stata sfiorata dalla parola cultura. Sfiorata e basta, che per loro la cultura resta pur sempre un mistero, come gli arcana imperi di queste elezioni eppoi, diciamolo, ben altre beghe ha per le mani il popolo che ha deciso di rivoltare questo paese come un calzino ma si ritrova a braghe calate. Ma lasciamo agli entusiasti i loro sogni, agli altri le loro pene. I miracolati dall’esito delle urne dovranno ora pensare seriamente a come rimettere in moto il paese. Se saranno loro i nuovi liberatori d’Italia è tutto da vedere, certo la metà degli italiani votanti gli ha dato fiducia in massa e ora qualcosa che non sia uscire dall’euro e vuoti blabla s’aspetta. È un risultato epocale per i neocentristi del Pd quello di questo fine settimana elettorale, degno del record della Balena bianca nel ’58, sia pure in tutt’altra situazione storica. Un voto che premia l’atavica richiesta di stabilità dell’elettore medio e apre nuovi squarci di luce in fondo al tunnel, rispetto al cerino che avevamo in mano. L’augurio è che non siano i bagliori della squadra di saldatori che sta sigillando l’uscita.

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