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Addio a Ezio Raimondi

Addio al filologo e critico letterario Ezio Raimondi, italianista tra i più famosi del secondo Novecento. Si è spento ieri mattina a Bologna, alla vigilia dei 90 anni, che avrebbe compiuto sabato prossimo. Professore emerito di letteratura italiana dell’università di Bologna (in precedenza aveva insegnato all’ateneo di Padova), socio nazionale dell’Accademia dei Lincei dal 1987, Raimondi ha animato e ispirato per lunghi anni le edizioni del Mulino. Dalla sua cattedra d’italianistica Raimondi si è fatto interprete delle migliori istanze di rinnovamento della critica postcrociana, entrando nel dibattito teorico relativo sia alla letteratura, sia alle morfologie storiche del sapere. Nato il 22 marzo 1924 a Lizzano in Belvedere (lo stesso paese di Enzo Biagi), Ezio Raimondi fu allievo nell’ateneo bolognese dell’umanesimo tardoromantico dell’erudito Carlo Calcaterra e della nuova storiografia artistica di Roberto Longhi. Indagatore inquieto e acuto dell’opera letteraria (Petrarca, Alfieri, Machiavelli, Tasso, Manzoni) nelle sue radici culturali, nei suoi movimenti sperimentali, nelle strutture tecniche e retoriche, Raimondi si è affermato, con l’edizione critica dei ”Dialoghi” di Torquato Tasso (1958), tra i più sottili interpreti della nuova filologia italiana, erede di illustri modelli tedeschi attraverso il magistero di Michele Barbi e di Gianfranco Contini I saggi successivi di Raimondi spaziano da Dante Alighieri alla narrativa americana, passando per Niccolò Machiavelli, Franz Kafka e Umberto eco.

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