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I musei e la loro mania di gigantismo secondo Mimmo Paladino

Nuovo giorno, nuova lettera aperta di un artista indirizzata alle pagine del quotidiano Repubblica. Questa volta tocca a Mimmo Paladino che se la prende con i meccanismi più misteriosi della burocrazia. «Al Maxxi c’è un neo direttore che definisce “debole” l’arte italiana e che pretende che al museo si parli in inglese. È davvero questa la chiave per aprirsi all’estero? No, proprio no». Continua contestando le lunge attese per le nuove nomine al Macro, al Palaexpo e alla Sovrintedenza romana quando ci sono moltissimi giovani curatori italiani che potrebbero dare ricambio agli stessi nomi di sempre. «Un altro punto è la mania di gigantismo dei nostri amministratori. Il Maxxi e eil Macro sono strutture troppo grandi e troppo lontane dal centro. Per l’arte contemporanea io vorrei spazi espostitivi non più grandi di 500 metri quadri come le kunsthalle, Volume! o il museo dell’Ara Pacis». La proposta dell’artista, quindi, è quella di disseminare la città, al centro e in periferia, di spazi per l’arte contemporanea sul modello proprio delle kunsthalle tedesche: belli, piccoli e agili, come l’Ara Pacis.

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