Eventi poetici

La mostra Eventi, in programma fino al 23 aprile alla galleria Michela Rizzo di Venezia, ha il pregio di affermare una posizione energica senza le gesticolazioni e la modestia della dichiarazione di intenti; essa definisce il luogo dove e a partire dal quale è possibile resistere, opporsi all’identico, senza esprimere forza negativa, la reazione; al contrario, essa è profondamente positiva, in quanto differenza. Perché la differenza emerga è necessario farsi da parte, quindi, discosti, laterali, accanto, poco importa quanto vicini o lontani, sensibili al pathos della distanza si sarebbe detto una volta, quando l’idea e il desiderio di prossimità non erano ancora l’ossessione generalizzata di oggi. Questa posizione trova una eco significativa nella serie denominata frieze project, che viene presentata per la prima volta, di cui i ricami sono le gestatrici. Accanto vuol dire altrove; designa uno spazio teorico e fisico dove esercitare forme di resistenza al presente, contro identità e comunicazione, a favore del divenire. Un aspetto importante riguarda il tempo: si situa a fianco del fluire ininterrotto dei fatti storici il luogo dove prende corpo l’evento, dove differenza e molteplicità prendono forma. In sé l’evento non sarebbe qualcosa che accade insieme e accanto agli altri fatti, ma la condizione o le condizioni che consentirebbero al possibile di attualizzarsi, al divenire di invadere il reale e prenderne possesso.

In questo senso, l’evento non è ancora un fatto; se e quando accade, però, il tempo sembra abbandonare l’abituale scansione per mostrare il suo volto eterno. È così che l’evento rappresenta sempre il nuovo mentre si oppone alla storia, altrimenti non sarebbe possibile affermare che ciò che è veramente nuovo emerge come “eternità nel tempo”. Se qualcosa è veramente nuovo, infatti, rimane nuovo per sempre, la sua potenzialità virtuale non va perduta. La forma dell’evento appartiene all’ordine dell’impossibile, ma la ragione non sta nella possibilità o meno di diventare attuale, ma perché emerge indipendentemente dalla realtà della situazione. Correttamente inteso, l’evento è sempre anche esterno al contesto. È l’irruzione pura del divenire volta a destituire della sua legittimità il presente e consentire la libera circolazione del desiderio, la volontà del molteplice e del sovra individuale di affermarsi, determinazione che non ha nome né aspira ad averne. Progettando frieze project, grazie ai ricami, tra un ricamo e l’altro, uno dopo l’altro, immaginavo un evento che accadesse indipendentemente dalla coscienza di un soggetto, la cui realtà fosse precedente qualsiasi presa di coscienza individuale.

Sono passati più di venti anni da quando ho riproposto una seconda volta l’idea, era già stato fatto, secondo cui un giudizio oggettivo sull’arte e le sue produzioni non sarebbe formulabile, e ricordato che l’identità del soggetto è illusione fondata su definizioni. Rimane solo l’impossibile, di cui farsi carico. A questo impossibilità mi fissano migliaia aghi come l’insetto nella vetrina dell’entomologo un solo spillo. Essa è sia spazio di riflessione sia sostanza d’esperienza; e la medesima impossibilità si fa portavoce dell’immagine affinché parlino le opere, se l’artista fa affermazioni puerili. Perché, se il filosofo sa di non sapere, l’artista, diversamente, sa senza sapere.

Fino al 23 aprile, galleria Michela Rizzo, Venezia. Info: www.galleriamichelarizzo.net

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