È stata rimossa questa notte la scultura abusiva al Circo Massimo. Si trovava lì dal 24 novembre e, nonostante i suoi tre metri per tre e le due tonnellate di acciao, è passata inosservata per due mesi. Il monolite della discordia è stato installato dall’artista romano Francesco Visalli senza alcune autorizzazione per «testare e denunciare la scarsa attenzione sulla città e sull’arte». L’artista adesso dovrà pagare una multa «se non altro per i costi da noi sostenuti» ha fatto sapere l’assessore alla cultura Flavia Barca. Multa o no il risultato di Vissali pare essere stato raggiunto: «Mai avrei pensato che dopo due mesi potesse essere ancora lì. La rimozione era doverosa. Sono disposto a morire per l’arte figuriamoci se non pago la multa», ha replicato. E intanto il sindaco di Ventimiglia di Sicilia, Antonio Rini, ha prenotato l’opera perché venga trasferita nella sua cittadina. Francesco Vissali la notte del 24 novembre era arrivato con un camion, dopo due mesi di sopralluoghi, riuscendo persino a deviare il traffico con tanto di segnaletica stradale e luci, per poi piantare, sempre indisturbato, il suo monolite. Nel frattempo non si placano le polemiche nei confronti dell’amministrazione comunale «non c’è stato alcune controllo perché non c’è stato un avvio formale di nessuna richiesta. Perché nessuno se n’è accorto? Forse proprio perché Roma è una città straordinariamente ricca di arte e cultura: può capitare di passare di fronte a un’opera senza chiedersi il perché della collocazione», ha replicato la Barca. L’opposizione però attacca «Quanto è accaduto è desolante. Un capolavoro di superficialità e dilettantismo dell’amministrazione capitolina. Roma non deve essere una zona franca» commentano, fra i tanti, Pietro di Paolo, capogruppo Ncd in regione e Luigi Servillo, consigliere del I municipio. Inoltre un certo fastidio serpeggia anche nei confronti di chi, quell’area, doveva sorvegliarla. Umberto Croppi, ex assessore alla cultura sotto la giunta Alemmanno, fa notare che «sul web la discussione fra gli addetti ai lavori sull’opera di Vissali era in corso già da settimane. È paradossale che gli ultimi ad accorgesene siano stai proprio gliorgani competenti».


