La Genesi di Salgado

Parigi

Tra le pagine del quotidiano Repubblica una bella intervista a Sebastião Salgado che presenta una serie di fotografie appartenenti a Genesi, il progetto cui si è dedicato negli ultimi anni e che ora viene proposto a Venezia, nella casa dei tre Oci, dopo aver riscosso un grande successo sia a Roma che a Parigi. La mostra, prevista dal 1 febbraio all’11 maggio, vuole essere un invito a salvaguardare e amare il pianeta, cambiando i nostri atteggiamenti e ritrovando la necessaria armonia con la natura. Una natura di cui le immagini del celebre fotografo brasiliano sottoilineano la dimensione più contaminata e selvaggia. «Genesi è una lettera d’amore alla terra scritta con lal macchina fotografica», spiega Salgado. «Non volevo fotografare la natura come un antropologo o un reporter tradizionale. Mi interessavano invece le emozioni e il piacere di un viaggio durato otto anni attraverso alcuni dei luoghi più belli e isolati del pianeta». La scelta del bianco e nero non è casuale: «nelle fotografie a colori c’è già tutto. Una foto in bianco e nero invece è come un’illustrazione parziale della realtà. Chi la guarda deve ricostruirla attraverso al propria memoria che è sempre a colori, assimilandola a poco a poco. La foto in bianco e nero può essere interiorizzata molto di più di una foto a colori, che è un prodotto praticamente finito». E sono proprio le emozioni dell’artista mentre scatta a far decidere la riuscita della foto: «esistono molti diversi tipi di foto e diverse intenzioni fotografiche. Io appartengo a quella famiglia di fotografi che vanno verso gli altri, verso il mondo. I fotografi che cercano di cogliere le emozioni e le istantaneità del reale. Fotografi come Henri Cartier-Bresson, Josef Koudelka, Gianni Berengo Gardin e tanti altri. Per me fotografare è un’avventura e una scoperta».

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