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Il ministro dell’eleganza

Nella Sala accademica di Via dei Greci l’Orchestra giovanile di Santa Cecilia, diretta dal Silvia Massarelli, ha dedicato musiche di Sibelius e Offenbach al maestro d’eleganza Beppe Modenese, nume tutelare del Made in Italy, durante la presentazione dell’autobiografia Beppe Modenese, Minister of Elegance edito da Skira. Modenese è stato pr nel settore della cosmesi, dal 1968 al 1981 ha creato, su invito della Camera di commercio, Moda Parma. Collabora per la manifestazione Modit, da cui nasce il Centro sfilate, oggi Milano collezioni donna; disegna gioielli e cura una decennale rubrica di moda per la tv Vetrine. Tante le onorificenze: Cavaliere, Ufficiale, Commendatore. La città di Milano gli ha conferito l’Ambrogino d’oro, e Roma la Lupa capitolina. Per Massimo Di Forti, giornalista del Messaggero e orchestratore della presentazione è una storia di vita vissuta, di chi ha avuto la fortuna di conoscere persone straordinarie, appassionante per i non addetti ai lavori, perché è una storia esemplare; per il curatore Cesare Cunaccia, «non un libro sul come eravamo, ma sul come dovremmo essere». Modenese è un tesoro vivente, per la coerenza e l’ armonia che è infonde intorno a sé. Ha inventato molti lavori ed è icona dell’eleganza italiana, più che moda, lui è stile.

Le tante fotografie del volume sono belle perché vere, raro in tempi di abbondanti fotoritocchi. Un uomo d’altri tempi, dai modi garbati e cavallereschi, arbiter elegantiae, che iniziò, nel segno della bellezza, da antiquario, fino a quando, a Firenze, non ebbe il colpo di fulmine per la moda e di lì anni di gavetta nei nascenti atelier meneghini degli anni ’50: ”creare, creare, creare”, questo il suo motto. «Il libro è un lavoro lungo tre anni – dice Roberta Filippini, giornalista che ha riscritto i ricordi di Modenese con un inventario di aneddoti – si doveva intitolare Il primo ministro italiano della moda, appellativo ideato da Adriana Mulassano, che nel Corriere della sera, per 40 anni, ha raccontato sfilate del Made in Italy insegnandoci il vocabolario del fashion, nostro vanto nel mondo. Modenese lavorò a Il Ridotto, primo negozio multifunzione nel nostro paese; è ideatore e organizzatore di manifestazioni per grandi stilisti; inaugura la scrittura di moda, sganciandola dal generico giornalismo di costume. È un’autobiografia generosa, le vicende personali sono pretesto per illuminare molte realtà dell’eccellenza italiana. Con lui l’Italia ha scalzato l’egemonia di Parigi nel settore. Questo testo è una storia della moda e del costume, corale, perché ha interventi di Giulia Crivelli, Franca Sozzani, Suzy Menkes e John Fairchild. ”Il gentleman che sussurrava ai signori della moda” ha costruito la sua carriera con duro lavoro, valorizzando ogni professionalità e spingendo l’industria d’abbigliamento a fare sistema. Esempio prezioso al cospetto degli odierni sviluppi, in cui non conta solo l’universo dei creatori, ma le leggi del mercato globalizzato. Con stile soft, fatto di gentilezza ed equidistanza, è rimasto super partes, diventando un sedativo delle intemperanze nel mondo della moda.

Il libro racconta la storia di grandi dinastie di stilisti. Strano il destino dell’eleganza e della classe in Italia , dove, pur dilagando il trash, si avverte il bisogno di icone di raffinatezza assoluta, come l’intramontabile Audry Hepbourn. L’armonia e la bellezza diventano conforto allo scadere del gusto. La massima che ispira Modenese è ”per avere bisogna dare”, insegnamento materno che lo accompagna in ogni sfida. Alla presentazione c’era il re di Pitti Uomo, Roberto Capucci, la regina del Cachemire Laura Biagiotti ed esponenti del Gruppo Ferrè. L’essenza dell’evento al Conservatorio resta l’incontro, nel tempio degli studi musicali, di due arti: i giovanissimi orchestrali hanno mostrato che i loro spartiti sono fotogenici, quanto un vestito ben portato è una musica per gli occhi.

 

 

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