Rinascono i tesori d’arte

Kabul

Il museo nazionale afgano torna a vivere. È quanto riporta un interessante reportage del New York Times che racconta la storia del museo in questi anni di guerra, saccheggi e depredazioni. 70000 oggetti trafugati, oggetti che testimoniano una delle più misteriose e affascinanti culture dell’antichità. Oggi di quel museo si parla per ciò che ha riconquistato in questi ultimi anni: 300 oggetti dei 2500 distrutti dai Taliban sono stati ricostruiti mentre altri si trovano negli scatoloni in attesa che vengano giustamente collocati. Grazie anche alla collaborazione tra Interpol, Unesco e i governi di tutto il mondo che sono stati restituiti 857 oggetti trafugati, alcuni di inestimabile valore così come gli 11000 reperti sequestrati dalle autorità doganali alle frontiere afgane. Negli ultimi tempi gli Stati Uniti hanno finanziato un rafforzamento delle misure di sicurezza del museo e una squadra di archeologi, proveniente dall’istituto orientale dell’università di Chicago, che si occuperà di inventariare tutti i reperti del museo e creare un database digitale. Il museo è diretto da Omar Khan Masoudi, non un archeologo ma un custode delle chiavi che, insieme ad alcuni suoi colleghi, è riuscito a proteggere gran parte di questi oggetti durante gli anni della guerra civile e del succesivo periodo di dominazione Taliban, nascondendo alcune delle statue più belle nelle sale del ministero della Cultura o nei depositi disseminati in tutto il museo, proteggendole dalla furia del marzo 2001, quando i combattenti islamici fecero a gara per distruggere le immagini che riproducevano uomini e animali, considerate sacrileghe. Subito dopo gente come Abdullah Hakimzada, un restauratore che ha vissuto 33 anni in questo museo, si è occupata di raccogliere i frammenti degli oggetti andati distrutti e quando nel 2004 è stato riaperto versava in condizione critiche. Da allora una serie di squadre di archeologi hanno contribuito a rimettere in sesto la struttura e durante questo periodo sono state fatte scoperte molto interessanti e di grande rilievo. Tra tutte una tavoletta di argilla con scrittura cuneiforme di Kandahar che testimonia la presenza in questa area della civiltà persiana di Ciro il Grande nel VI secolo. Il pezzo forte della collezione del museo è rappresentato dagli oggetti del tesoro Battriano, recuperato nel 1978 in un tumulo funerario nell’Afghanistan da alcuni archeologi russi: dal 2007 la collezione è stata esposta in Europa, nord America e Australia, procurando al museo 3,5 milioni di dollari. Mentre la lotta è ancora in corso c’è chi ha un buon motivo per non far tornare i gioielli in patria. «Almeno oa sappiamo che sono al sicuro», sostiene Hakimzada.